giovedì 25 maggio 2017

"Non ditelo allo scrittore" di Alice Basso

Titolo: Non ditelo allo scrittore
Autrice: Alice Basso
Pagine: 316
Prezzo di copertina: 16,90 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
Editore: Garzanti

Sinossi:
A Vani basta notare un tic, una lieve flessione della voce, uno strano modo di camminare per sapere cosa c’è nella testa delle persone. Una empatia innata che Vani mal sopporta, visto il suo odio per qualunque essere vivente le stia intorno. Una capacità speciale che però è fondamentale nel suo mestiere. Perché Vani è una ghostwriter. Presta le sue parole ad autori che in realtà non hanno scritto i loro libri. Si mette nei loro panni. Un lavoro complicato di cui non può parlare con nessuno. Solo il suo capo sa bene qual è ruolo di Vani nella casa editrice. E sa bene che il compito che le ha affidato è più di una sfida: deve scovare un suo simile, un altro ghostwriter che si cela dietro uno dei più importanti romanzi della letteratura italiana. Solo Vani può trovarlo, seguendo il suo intuito che non l’abbandona mai. Solo lei può farlo uscire dall’ombra. Ma per renderlo un comunicatore perfetto, lei che ama solo la compagnia dei suoi libri e veste sempre di nero, ha bisogno del fascino ammaliatore di Riccardo. Lo stesso scrittore che le ha spezzato il cuore, che ora è pronto a tutto per riconquistarla. Vani deve stare attenta a non lasciarsi incantare dai suoi gesti. Eppure ha ben altro a cui pensare. Il commissario Berganza, con cui collabora, è sicuro che lei sia l’unica a poter scoprire come un boss della malavita agli arresti domiciliari riesca comunque a guidare i suoi traffici. Come è sicuro che sia arrivato il momento di mettere tutte le carte in tavola con Vani. Con nessun’altra donna riuscirà mai a parlare di Chandler, Agatha Christie e Simenon come con lei. E quando la vita del commissario è in pericolo, Vani rischia tutto per salvarlo. Senza sapere come mai l’abbia fatto. Forse perché, come ha imparato leggendo La lettera scarlatta e Cyrano de Bergerac, ogni uomo aspira a qualcosa di più grande, che rompa ogni schema della razionalità e della logica. Vani è ormai uno dei personaggi più amati dai lettori italiani.



A volte è veramente un casino essere me
Uno degli aspetti della lettura pura e semplice, senza vezzi da blogger, è il poter rileggere libri amati senza ansia per eventuali mancati aggiornamenti dello spazio virtuale; avevo dimenticato (e mi mancavano terribilmente) l'euforia  provata dopo aver messo giù un libro bellissimo, il fervido desiderio di un rewind a scorrimento lento, per gustare appieno ogni battuta, ogni sensazione, ogni dettaglio, trovandole lì dove sai esserle, ripercorrendo le tappe del viaggio senza bruciarle per la fretta d'arrivare alla fine.
Questo è ciò che ho fatto, tra le mani la copia cartacea del terzo volume della saga della ghostwriter più famosa della letteratura contemporanea, nuovo pit - stop del percorso editoriale intrapreso da Alice Basso qualche anno fa, in compagnia di una splendida compagine di personaggi.
Se è vero che la Storia è un eterno ritorno, così, probabilmente, lo è anche tutto il resto: più o meno di questi tempi, infatti, qualche anno fa, Vani & Co. esordivano sulla scena editoriale e sul mio Kindle giovincello, trovandomi nel bel mezzo di un periodo ansiogeno, a pochi giorni da un esame importante, combattuta tra il senso del dovere erga omnes dello studio matto e disperatissimo e quello degli obblighi erga personam - me stessa - comprendenti la ricerca di uno svago che assolvesse all'arduo compito di tenere su il morale.
Una triade di eroi del cavolo di questo assurdo mondo di carta, definizione calzantissima ora come allora del triangolo et simili di personaggi attorno a cui Alice Basso ha costruito delle vicende ben impiantate su ogni aspetto - sentimentale, giallo, letterario, umano -, gettando una luce diversa, affatto scontata o prevedibile, su due mondi  - l'editoriale e il poliziesco - già sviscerati in lungo e in largo nei romanzi di genere. 
Vani Sarca, muovendosi tra piani temporali e situazioni disomogenee seppur interconnesse, si troverà ad interagire con vecchi amici e nuovi amori, alla resa dei conti con fantasmi del passato, per poter, forse, affrontare diversamente le incertezze del futuro.
Un ritmo meno serrato rispetto ai due capitoli precedenti ma egualmente avvincente, coadiuvato dal solito stile frizzante, versatile, assolutamente accattivante, a far da cornice ad un'altra avventura della scrittrice senza nome meno imprevedibile, empatica più che mai a cui Alice Basso, Una che Capisce, ha abituato i propri lettori, i quali non comprendono perché, purtroppo, bisogni attendere chissà quanto tempo prima di ritrovare i soliti noti e, affranti, tornano ad indossare il pigiama - non in pile, ché fa caldo - versando lacrime amare in barattoli di Häagen  Dats. Non ditelo allo scrittore, però, eh.

lunedì 1 maggio 2017

"Un imprevisto chiamato amore" di Anna Premoli

Titolo: Un imprevisto chiamato amore
Autrice: Anna Premoli
Pagine: 320
Prezzo di copertina: 9,90 euro
Prezzo ebook: 4,99 euro
Editore: Newton Compton

Sinossi:
Jordan ha collezionato una serie di esperienze disastrose con gli uomini. Consapevole di avere una sola caratteristica positiva dalla sua parte, ovvero una bellezza appariscente e indiscutibile, è arrivata a New York intenzionata a darsi da fare per realizzare il suo geniale piano. Il primo vero progetto della sua vita, finora disorganizzata: sposare un medico di successo. Jordan ha studiato la questione in tutte le sue possibili sfaccettature e, preoccupata per le spese da sostenere per la madre malata, si è convinta di poter essere la perfetta terza moglie di un primario benestante piuttosto avanti con gli anni. Ma nel suo piano perfetto non era previsto di svenire, il primo giorno di lavoro nella caffetteria di fronte all’ospedale, ai piedi del dottor Rory Pittman. Ancora specializzando, per niente ricco, molto esigente e tutt’altro che adatto per raggiungere il suo obiettivo...



Ultimamente non leggo, per mancanza di voglia e/o tempo, principalmente per mancanza d'interesse. Perché sì, sono sempre stata la prima ad affermare che, se c'è l'interesse nel fare qualcosa, il tempo e la voglia si trovano eppure, sperimentando la situazione in prima persona, posso affermare con altrettanta sicurezza che è difficile abbandonare l'ovattata confort zone creata da attività poco impegnative. Come, ad esempio, guardare la TV: l'apprendimento passivo, il cicaleccio di sottofondo conciliante il sonno che avanza sono vantaggi da non sottovalutare. 
I romanzi di Anna Premoli rappresentano questo, per me: una confort zone a cui tornare, fatta di personaggi e situazioni scarsamente cervellotici, di dialoghi dal ritmo serrato spesso ironici, a volte arguti, mai noiosi, con il valore aggiunto dell'apprendimento passivo di cui sopra, grazie ai frequenti accenni a vicende politiche, economiche, finanziarie e sociali d'attualità, come lo shale gas, le società di consulenza finanziaria e il rating, la situazione sanitaria degli States nell'era Trump. 
L'onestà intellettuale di Anna Premoli è uno dei motivi, forse il principale, per cui nel tempo, nonostante critiche ed intrecci di dubbia riuscita, ho continuato a leggerla e seguirla; perché economista di giorno, scrittrice di sera, si cimenta per diletto nella scrittura di romanzi rosa - genere d'evasione utilissimo ed evergreen se si è imparato ad apprezzarlo da lettori e a scriverlo coscientemente da autori - non pretendendo di mettere su carta il romanzo del secolo ma solo qualche storia a lieto fine per combattere il grigiore del realtà quotidiana. 
Realtà quotidiana  affatto rosea per la statunitense Jordan,  appariscente e squattrinata bellezza del Sud, trasferitasi nella Grande Mela con in mente un unico proposito: accalappiare un ricco primario pluridivorziato per assicurarsi la stabilità finanziaria necessaria ad accudire la madre gravemente malata. Rory Pittman, aitante ma poco facoltoso specializzando in chirurgia d'urgenza, non corrisponde al fondamentale requisito patrimoniale richiesto dalla cacciatrice di dote, apparentemente simile alla Holly Goliathly di Audrey Hepburn più che a quella letteraria di Truman Capote a cui si allude frequentemente durante la narrazione, tuttavia il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce, fortunatamente per chi ha bisogno del sentimento per vivere, innamorati, scrittori, poeti o persone qualunque che siano.
Dopo il polemico E' solo una storia d'amore, c'era da aspettarsi un cambio di passo, quasi impercettibile eppure importante, avvenuto in Un imprevisto chiamato amore, che sembra riportare la scrittura dell'autrice ai fasti delle origini, confermando il talento di una scrittrice ormai di riferimento nel campo del chick-lit italiano.
Fa bene a essere diffidente verso gli eroi romantici letterari. Non me ne viene in mente uno che sia davvero degno di qualcosa.