giovedì 15 giugno 2017

La mia Marina di Libri 2017

Una marina di libri è il festival della piccola e media editoria che, da qualche anno, si tiene a Palermo in data 8-11 Giugno.
Giunto quest'anno alla sua ottava edizione - dedicata a Vito Parrinello, scomparso di recente, fondatore del teatro Ditirammu, - la manifestazione ha trovato una location definitiva nella splendida cornice dell'Orto Botanico del capoluogo siciliano, a cui è stato peraltro devoluto l'incasso derivante dalle cifre irrisorie dei biglietti d'ingresso - 2 euro per i ragazzi dai 12 ai 18 anni e gli over 65, 3 per tutti gli altri, 5 euro per un biglietto d'ingresso cumulativo del weekend, essendo la giornata d'inaugurazione ad ingresso libero -, permettendo così ai visitatori di passeggiare tra gli stand e assistere ai vari eventi presso le sale interne dell'edificio oppure in mezzo ad angoli appositamente allestiti nel verde.
Come ogni anno, per quanto mi riguarda, è stata una bella esperienza di scoperta di realtà editoriali note e meno note, di confronto con autori che hanno presentato le proprie opere o quelle di altri scrittori conosciuti, finora, solo di fama, di ritrovo con amici blogger ed incontro con conoscenti virtuali. Ma procederò con ordine.

Ho avuto l'occasione di essere presente alla Marina venerdì 9 e domenica 11 Giugno. 

Venerdì, in quanto primo giorno, è stato dedicato ad un giro ampio tra gli stand, con grande soddisfazione per il confronto con volontari e addetti alle vendite dei vari stand; ho trovato persone socievoli, professionisti seri, preparati su ciò che vendevano in quanto lettori/ lettrici e questo, probabilmente, è l'elemento che ho maggiormente apprezzato, perché non così scontato. Numerosi e convenientissimi gli sconti fiera, grazie ai quali mi è stato possibile portare a casa titoli in Lista Desideri da qualche tempo ed altri, invece, acquistati sul momento, sulla fiducia verso chi ne parlava tanto appassionatamente, con cognizione di causa.

GLI ACQUISTI


Ecco il bottino complessivo. Giuro che non mi ero accorta di quanti fossero fino a quando non li ho contati per sistemarli, anche se avrei potuto intuire qualcosa dal peso gravante sulla spalla (anni di scuola prima ed università poi mi hanno desensibilizzata, assuefacendomi al "peso della cultura"e pure a cifo/lordo scoliosi, quindi non conta).
Sono 14, sì, e se da una parte sono preoccupata per il piccolo capitale speso - non oso quantificare il totale nemmeno per sbaglio -, dall'altra sono alquanto soddisfatta, almeno per il momento non avendone ancora letto nessuno, degli acquisti fatti.
Il primo stand visitato è stato quello di Nottetempo, casa editrice conosciuta di fama di cui, finora, non avevo opere in casa; dopo una chiacchierata con il direttore commerciale e la volontaria del festival, ho acquistato Ero dietro di te  di Nicolas Fargues, e due opere di Milena Agus, La contessa di ricotta e il più recente Terre promesse; Agus è pure autrice di Mal di pietre -  da cui l'omonima trasposizione con Marion Cotillard presentata in concorso al Festival di Cannes -, che tuttavia ho preferito non acquistare per il momento, approcciandomi alla scrittura dell'autrice con le opere citate sopra perché apparentemente più nelle mie corde.
Seconda tappa del mio girovagare è stata Liberaria,casa
editrice pugliese da cui ho acquistato Fiabe così belle che non immaginerete mai di Ivano Porpora. Sono curiosa di conoscere questo autore, mi aspetto un'opera originale ed umoristica, chissà.
Ulteriore sosta è stata quella allo stand NN editore, curato da Barbara, collaboratrice della libreria indipendente palermitana Modus Vivendi . Grazie ai suoi preziosi consigli, ho acquistato Bull Mountain di Brian Panowich e Come in un film di Regis de Sà Moreira, due titoli su cui ero abbastanza titubante perché non proprio il mio genere ma, dopo una chiacchierata con Barbara circa Breaking Bad - che Panowich sembra vagamente ricordare, stando al consiglio sulla quarta di copertina - e libri diversi da come appaiono, mi sono lasciata convincere. Mai dire mai, no?
Azzurra (a destra) ed io
Altro giro, altra corsa mi hanno portato ad un incontro che sono particolarmente felice d'aver fatto; sto parlando di Azzurra Sichera, del blog  Silenzio, sto leggendo, presente al festival nella duplice veste di blogger ed editrice delle Edizioni LEIMA.  E' stato davvero emozionante dare un volto ad una blogger che seguivo virtualmente; lei poi si è mostrata gentilissima, scambiando quattro chiacchiere ed omaggiandomi di una copia di La tua impronta su di me di Giada Lo Porto, edito appunto LEIMA.

Annamaria (a sinistra) ed io
Una bella scoperta è stata CasaSirio, editrice nota per via delle recensioni di alcune opere in catalogo su blog seguiti. Martino, addetto alle vendite, mi ha illustrato gran parte delle opere in catalogo, prima di virare su Sherlock Holmes, il fascino di Cumberbatch derivante dalla sua interpretazione dello stesso e il cognato del celebre autore, E.W. Hornung, scrittore anche lui, di cui ho finito per portar via una copia dell'opera prima, Raffles, primo volume di una serie di quattro narranti le vicende di un ladro gentiluomo. Altro acquisto è stato Mr President - Da George Washington a Donald Trump di Andrea Bozzo e Fernando Masullo - presente allo stand, disponibilissimo per firma copie - con cui ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere circa la sua opera e la situazione internazionale odierna; inoltre sono stata omaggiata di una copia di Autobiografia burlesca  di Mark Twain.
L'ultimo giro della giornata, attendendo Annamaria del blog La tana di una booklover che ho avuto il piacere di rivedere di persona ad un anno di  distanza dalla nostra conoscenza fatta alla scorsa edizione del festival, mi ha portata da L'Orma editore dove ho acquistato Il posto di Annie Ernaux, opera d'esordio per un primo avvicinamento allo stile di un'autrice molto in voga ultimamente e da 21 editore, piccola casa editrice palermitana, da cui ho acquistato L'altro discorso del re di D. J. Taylor, interessante ucronia british basata sulla decisione di Edoardo VIII di rimanere al potere invece di abdicare per sposare Wallis Simpson, come in realtà è avvenuto.

LE PRESENTAZIONI

Rintracciata Annamaria, ci siamo dirette verso Il Palco dove era  appena terminata la presentazione di Caterina della notte di Sabina Minardi, disponibile anche lei per un firma copie, moderata da Giuseppina Torregrossa, autrice prolifica, in libreria con Cortile Nostalgia, che avevo avuto modo d'incrociare per breve tempo precedentemente.

Domenica 11 Giugno, giorno conclusivo della manifestazione, ho assistito alla presentazione de La più amata di Teresa Ciabatti, opera candidata al Premio Strega.

La presentazione è corsa sul filo di un dialogo ironico -interpretato simultaneamente in linguaggio LIS e trascritto su un maxischermo, perché a partire da questa edizione, Una marina di libri è anche il primo festival letterario del Sud ad essere accessibile a persone con disabilità motorie, cognitive e sensoriali - , simile ad un buffo botta e risposta, con picchi di ilarità nonostante la vicenda narrata, denotante la grande confidenza tra l'autrice e la moderatrice Chiara Valerio; quest'ultima ha posto una serie di domande ricche di spunti e rimandi ad eventi storici, biografici dell'autrice e cenni letterari, rendendo l'evento uno tra i più interessanti a cui mi sia capitato di assistere. Anche Teresa Ciabatti è stata disponibile per un firma copie al termine della presentazione.



Palermo non è Milano o Torino, tuttavia ha del potenziale, in atto ed in potenza. Da diversi anni ormai riesco fortunatamente ad essere presente alla manifestazione e posso dire d'essere alquanto soddisfatta dell'insieme. Ottima la decisione dello scorso anno, confermata per il 2017, di tenere il festival nello splendido Orto Botanico, funzionale sia per la vastità d'estensione, sia per la peculiare bellezza di un ambiente ricco di flora variegata la quale, peraltro, funge da incentivo alla riscoperta e fruizione di uno degli angoli più suggestivi del capoluogo siciliano. I dati circa l'affluenza e le vendite sembrano darmi ragione, da ciò non resta che auspicare un costante maggiore successo a Una marina di libri per gli anni a venire. 

[Tutte le foto allegate a questo post sono state scattate da me. Qualora voleste usarle, siete pregati di citare la fonte. Grazie]



Per oggi è tutto.
Buone letture, a presto!

Cecilia Attanasio

venerdì 2 giugno 2017

"La fine dei vandalismi - Trilogia di Grouse County, Vol. I", di Tom Drury

Titolo: La fine dei vandalismi
Autore: Tom Drury
Pagine: 391
Prezzo di copertina: 19 euro
Prezzo ebook: 8,99 euro
Editore: NN

Sinossi:
La fine dei vandalismi è il primo romanzo della trilogia di Grouse County di Tom Drury. Il mondo di Grouse County è un luogo in cui le vite delle persone sono intrecciate le une alle altre in legami amicali e affettivi, o semplice conoscenza, inestricabili. Tutti conoscono tutti e sanno tutto, mentre la vita macina gioie e tristezze di cui Drury è uno straordinario e ironico cantore. Il cuore della vicenda è il triangolo composto dallo sceriffo Dan Norman, il pregiudicato Tiny Darling e la sua ex moglie Louise, che sta per sposare lo sceriffo. Commovente ed esilarante, La fine dei vandalismi è un romanzo sulla bellezza e la pena della vita moderna, una passeggiata attraverso le esistenze in cui è l’imprevedibilità della vita a decidere le sorti dei protagonisti. E l’ironia secca e permeante dello stile di Drury trascina i dialoghi in direzioni impreviste e dona a tutto una straordinaria leggerezza.
Commovente ed esilarante, La fine dei vandalismi è un romanzo sulla bellezza e la pena della vita moderna, una passeggiata attraverso le esistenze in cui è l’imprevedibilità della vita a decidere le sorti dei protagonisti. E l’ironia secca e permeante dello stile di Drury trascina i dialoghi in direzioni impreviste e dona a tutto una straordinaria leggerezza.

IL POST:

Quando mi capita di scrivere di provincia, due sono gli aggettivi ricorrenti: lenta, sonnacchiosa. Queste qualificazioni racchiudono una visione del mondo, per quanto mi riguarda, un rapporto controverso fatto di alti e bassi, odio e amore tolleranza.
La provincia è stata - e chissà per quanto lo sarà ancora - l'ambientazione principale della storia della mia vita; la soglia di rottura è stata sfiorata spesso, evitata davvero per un soffio, in massima parte grazie alla letteratura. In momenti topici, infatti, due grandi penne della narrativa mondiale mi hanno presa per mano e mostrato un volto della provincia a cui, precedentemente, ero cieca - Jane Austen in primis, punto di riferimento letterario dall'adolescenza verso l'infinito ed oltre, Kent Haruf, spalla misericordiosa a cui aggrapparsi, nei momenti difficili sempre accanto -, fornendomi al riguardo interessanti spunti di riflessione.
 Proprio sulle orme di Haruf, lasciatami alle spalle - per breve periodo, si spera - Holt, sono giunta nella Grouse County, da qualche parte nello Iowa, nella mente, nel cuore e nella penna di Tom Drury, il più grande scrittore americano di cui non (abbiamo) avete mai sentito parlare secondo la scopritrice di talenti NN. 
Con La fine dei vandalismi, titolo evocativo di per sé di decadenza e rassegnazione contrastanti con una copertina raffigurante una casa mobile, elemento dinamico a richiamare, probabilmente, quella posseduta dallo sceriffo Dan Norman, tra i protagonisti del romanzo, avevo percepito, astratte affinità sin dalla notizia della pubblicazione italiana, in ritardo di ventitré anni circa. Un po' per i motivi già elencati, un po' perché Grouse - borbottona - è un aggettivo che sento, nel bene e nel male, abbastanza mio, la viva curiosità, in un momento in cui faccio presto a mettere via titoli sparsi per momenti migliori, ha avuto la meglio sulla delusione dei primi due quarti del romanzo.
Drury, troppo impegnato ad elencare nomi, cose e città corredate da descrizioni particolareggiate, sembra dimenticare il ritmo ritrovandolo, tuttavia, poco oltre la metà. Si riparte da lì, scovato anche, nel frattempo, fortunatamente, un elenco di nomi noti e meno noti - che sarebbe stato forse più utile inserire in apertura piuttosto che in chiusura d'opera-, giusto in tempo per mitigare le perplessità apprezzando pagine belle -  forti, tristi, incredibilmente delicate e dolorose a senso alterno -  circa la cui esistenza avevo perso le speranze. 
"Cos'è che stavi scrivendo?" disse Dan mentre uscivano, e lei gli porse un foglietto su cui aveva scritto, quattro volte:
Dimostrami amore.
"Lo farò", disse lui.
Si ricomincia da Louise, aspirante fotografa a cui il destino ha rischiato di bruciare i negativi dei momenti felici, da Dan, tenace, burbero, amorevole sceriffo della Contea Brontolona, da Tiny, ladruncolo errabondo dal cuore spezzato, da Joan, proselita in cerca del grande amore decantato dal Cantico dei Cantici insieme al resto delle Sacre Scritture, dai vicoli bui, i panorami mozzafiato, le parole e le azioni raccontate in un primo capitolo che mette tanta carne al fuoco quasi inconsciamente, deludendo a metà sebbene pervaso dal fascino ambiguo tipico delle zone d'ombra, oltre le quali sta tutto ciò che sfugge all'immediata e totale comprensione. Queste, le impressioni dopo un'esperienza di viaggio intensa ma non del tutto soddisfacente. Tornerò, forse, dopo La fine dei vandalismi, A caccia di sogni, prossimamente a Grouse County e in tutte le librerie,  sia perché (non) buona la prima è ormai, nel mio caso, un leitmotiv, uno stile di vita.
Non dissero nulla; si tennero soltanto per mano tra i sedili anteriori della Vega. I colori erano vividi e veri, ma in qualche modo loro due sentivano che stavano osservando il panorama senza più riuscire a farne parte.
Se è vero, inoltre, che ciascuno, quando legge, legge sé stesso/a al di là degli ideali e delle grandi, belle, speranze, io ci credo ancora quanto basta.
Non dimenticarti delle cose belle.

giovedì 25 maggio 2017

"Non ditelo allo scrittore" di Alice Basso

Titolo: Non ditelo allo scrittore
Autrice: Alice Basso
Pagine: 316
Prezzo di copertina: 16,90 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
Editore: Garzanti

Sinossi:
A Vani basta notare un tic, una lieve flessione della voce, uno strano modo di camminare per sapere cosa c’è nella testa delle persone. Una empatia innata che Vani mal sopporta, visto il suo odio per qualunque essere vivente le stia intorno. Una capacità speciale che però è fondamentale nel suo mestiere. Perché Vani è una ghostwriter. Presta le sue parole ad autori che in realtà non hanno scritto i loro libri. Si mette nei loro panni. Un lavoro complicato di cui non può parlare con nessuno. Solo il suo capo sa bene qual è ruolo di Vani nella casa editrice. E sa bene che il compito che le ha affidato è più di una sfida: deve scovare un suo simile, un altro ghostwriter che si cela dietro uno dei più importanti romanzi della letteratura italiana. Solo Vani può trovarlo, seguendo il suo intuito che non l’abbandona mai. Solo lei può farlo uscire dall’ombra. Ma per renderlo un comunicatore perfetto, lei che ama solo la compagnia dei suoi libri e veste sempre di nero, ha bisogno del fascino ammaliatore di Riccardo. Lo stesso scrittore che le ha spezzato il cuore, che ora è pronto a tutto per riconquistarla. Vani deve stare attenta a non lasciarsi incantare dai suoi gesti. Eppure ha ben altro a cui pensare. Il commissario Berganza, con cui collabora, è sicuro che lei sia l’unica a poter scoprire come un boss della malavita agli arresti domiciliari riesca comunque a guidare i suoi traffici. Come è sicuro che sia arrivato il momento di mettere tutte le carte in tavola con Vani. Con nessun’altra donna riuscirà mai a parlare di Chandler, Agatha Christie e Simenon come con lei. E quando la vita del commissario è in pericolo, Vani rischia tutto per salvarlo. Senza sapere come mai l’abbia fatto. Forse perché, come ha imparato leggendo La lettera scarlatta e Cyrano de Bergerac, ogni uomo aspira a qualcosa di più grande, che rompa ogni schema della razionalità e della logica. Vani è ormai uno dei personaggi più amati dai lettori italiani.



A volte è veramente un casino essere me
Uno degli aspetti della lettura pura e semplice, senza vezzi da blogger, è il poter rileggere libri amati senza ansia per eventuali mancati aggiornamenti dello spazio virtuale; avevo dimenticato (e mi mancavano terribilmente) l'euforia  provata dopo aver messo giù un libro bellissimo, il fervido desiderio di un rewind a scorrimento lento, per gustare appieno ogni battuta, ogni sensazione, ogni dettaglio, trovandole lì dove sai esserle, ripercorrendo le tappe del viaggio senza bruciarle per la fretta d'arrivare alla fine.
Questo è ciò che ho fatto, tra le mani la copia cartacea del terzo volume della saga della ghostwriter più famosa della letteratura contemporanea, nuovo pit - stop del percorso editoriale intrapreso da Alice Basso qualche anno fa, in compagnia di una splendida compagine di personaggi.
Se è vero che la Storia è un eterno ritorno, così, probabilmente, lo è anche tutto il resto: più o meno di questi tempi, infatti, qualche anno fa, Vani & Co. esordivano sulla scena editoriale e sul mio Kindle giovincello, trovandomi nel bel mezzo di un periodo ansiogeno, a pochi giorni da un esame importante, combattuta tra il senso del dovere erga omnes dello studio matto e disperatissimo e quello degli obblighi erga personam - me stessa - comprendenti la ricerca di uno svago che assolvesse all'arduo compito di tenere su il morale.
Una triade di eroi del cavolo di questo assurdo mondo di carta, definizione calzantissima ora come allora del triangolo et simili di personaggi attorno a cui Alice Basso ha costruito delle vicende ben impiantate su ogni aspetto - sentimentale, giallo, letterario, umano -, gettando una luce diversa, affatto scontata o prevedibile, su due mondi  - l'editoriale e il poliziesco - già sviscerati in lungo e in largo nei romanzi di genere. 
Vani Sarca, muovendosi tra piani temporali e situazioni disomogenee seppur interconnesse, si troverà ad interagire con vecchi amici e nuovi amori, alla resa dei conti con fantasmi del passato, per poter, forse, affrontare diversamente le incertezze del futuro.
Un ritmo meno serrato rispetto ai due capitoli precedenti ma egualmente avvincente, coadiuvato dal solito stile frizzante, versatile, assolutamente accattivante, a far da cornice ad un'altra avventura della scrittrice senza nome meno imprevedibile, empatica più che mai a cui Alice Basso, Una che Capisce, ha abituato i propri lettori, i quali non comprendono perché, purtroppo, bisogni attendere chissà quanto tempo prima di ritrovare i soliti noti e, affranti, tornano ad indossare il pigiama - non in pile, ché fa caldo - versando lacrime amare in barattoli di Häagen  Dats. Non ditelo allo scrittore, però, eh.

lunedì 1 maggio 2017

"Un imprevisto chiamato amore" di Anna Premoli

Titolo: Un imprevisto chiamato amore
Autrice: Anna Premoli
Pagine: 320
Prezzo di copertina: 9,90 euro
Prezzo ebook: 4,99 euro
Editore: Newton Compton

Sinossi:
Jordan ha collezionato una serie di esperienze disastrose con gli uomini. Consapevole di avere una sola caratteristica positiva dalla sua parte, ovvero una bellezza appariscente e indiscutibile, è arrivata a New York intenzionata a darsi da fare per realizzare il suo geniale piano. Il primo vero progetto della sua vita, finora disorganizzata: sposare un medico di successo. Jordan ha studiato la questione in tutte le sue possibili sfaccettature e, preoccupata per le spese da sostenere per la madre malata, si è convinta di poter essere la perfetta terza moglie di un primario benestante piuttosto avanti con gli anni. Ma nel suo piano perfetto non era previsto di svenire, il primo giorno di lavoro nella caffetteria di fronte all’ospedale, ai piedi del dottor Rory Pittman. Ancora specializzando, per niente ricco, molto esigente e tutt’altro che adatto per raggiungere il suo obiettivo...



Ultimamente non leggo, per mancanza di voglia e/o tempo, principalmente per mancanza d'interesse. Perché sì, sono sempre stata la prima ad affermare che, se c'è l'interesse nel fare qualcosa, il tempo e la voglia si trovano eppure, sperimentando la situazione in prima persona, posso affermare con altrettanta sicurezza che è difficile abbandonare l'ovattata confort zone creata da attività poco impegnative. Come, ad esempio, guardare la TV: l'apprendimento passivo, il cicaleccio di sottofondo conciliante il sonno che avanza sono vantaggi da non sottovalutare. 
I romanzi di Anna Premoli rappresentano questo, per me: una confort zone a cui tornare, fatta di personaggi e situazioni scarsamente cervellotici, di dialoghi dal ritmo serrato spesso ironici, a volte arguti, mai noiosi, con il valore aggiunto dell'apprendimento passivo di cui sopra, grazie ai frequenti accenni a vicende politiche, economiche, finanziarie e sociali d'attualità, come lo shale gas, le società di consulenza finanziaria e il rating, la situazione sanitaria degli States nell'era Trump. 
L'onestà intellettuale di Anna Premoli è uno dei motivi, forse il principale, per cui nel tempo, nonostante critiche ed intrecci di dubbia riuscita, ho continuato a leggerla e seguirla; perché economista di giorno, scrittrice di sera, si cimenta per diletto nella scrittura di romanzi rosa - genere d'evasione utilissimo ed evergreen se si è imparato ad apprezzarlo da lettori e a scriverlo coscientemente da autori - non pretendendo di mettere su carta il romanzo del secolo ma solo qualche storia a lieto fine per combattere il grigiore del realtà quotidiana. 
Realtà quotidiana  affatto rosea per la statunitense Jordan,  appariscente e squattrinata bellezza del Sud, trasferitasi nella Grande Mela con in mente un unico proposito: accalappiare un ricco primario pluridivorziato per assicurarsi la stabilità finanziaria necessaria ad accudire la madre gravemente malata. Rory Pittman, aitante ma poco facoltoso specializzando in chirurgia d'urgenza, non corrisponde al fondamentale requisito patrimoniale richiesto dalla cacciatrice di dote, apparentemente simile alla Holly Goliathly di Audrey Hepburn più che a quella letteraria di Truman Capote a cui si allude frequentemente durante la narrazione, tuttavia il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce, fortunatamente per chi ha bisogno del sentimento per vivere, innamorati, scrittori, poeti o persone qualunque che siano.
Dopo il polemico E' solo una storia d'amore, c'era da aspettarsi un cambio di passo, quasi impercettibile eppure importante, avvenuto in Un imprevisto chiamato amore, che sembra riportare la scrittura dell'autrice ai fasti delle origini, confermando il talento di una scrittrice ormai di riferimento nel campo del chick-lit italiano.
Fa bene a essere diffidente verso gli eroi romantici letterari. Non me ne viene in mente uno che sia davvero degno di qualcosa.

giovedì 20 aprile 2017

"Allontanarsi - La saga dei Cazalet Vol. IV" di Elizabeth Jane Howard

Titolo: Allontanarsi
Autrice: Elizabeth Jane Howard
Pagine: 670
Prezzo di copertina: 20 euro
Prezzo ebook:  7,99 euro
Editore: Fazi

Sinossi:
È il 1945 e la guerra è finita. Il momento tanto atteso e sognato dai Cazalet per anni è finalmente arrivato. Eppure l’eccitazione di fronte alla notizia che le armi sono state deposte è ormai sopita, e l’Inghilterra è ancora paralizzata nella morsa della privazione. Mentre l’impero si disgrega, a Home Place i Cazalet si apprestano a trascorrere quello che ha tutto il sapore dell’ultimo Natale insieme: il sapore malinconico del tempo che passa. I bambini sono ormai cresciuti, le ragazze si sono fatte donne, gli adulti cominciano a invecchiare.
La lunga convivenza forzata è finita e la libertà obbliga a prendere delle decisioni: dovrebbe essere un momento felice, ma la guerra ha lasciato una ferita profonda, e ricominciare non è facile. Il futuro è incerto e una patina triste ammanta le giornate. Per ognuno è giunto il momento di prendere la propria strada, e inevitabilmente ciò porterà i membri della famiglia ad allontanarsi l’uno dall’altro.
In questo riassetto difficile, gli amori faticano più di tutti: le coppie che erano state divise dalla guerra stanno lottando per rimettere insieme i pezzi, mentre per quelle che la guerra aveva tenuto insieme forse è ora di ammettere il proprio fallimento. Ma nelle ultime pagine comincia a soffiare un vento nuovo: ce ne accorgeremo nel finale a sorpresa, che riaccenderà la speranza…




Giorno di gaudio: i Cazalet sono nuovamente tra noi. Inutile annoiarvi con la cronistoria della spasmodica attesa, non faccio che parlarne ovunque, con chiunque, da mesi. Adesso il momento è giunto. In questo nuovo, avvincente, capitolo della saga familiare nata dalla penna di Elizabeth Jane Howard non manca nulla: amori e disamori, tradimenti e divorzi, malattia, depressione, morte; la vita dei personaggi, protagonisti, comprimari o secondari che siano, viene descritta con dovizia di particolari, senza, però mai scadere nella prolissità o nel banale. Al contrario, pur essendo integrata dai dati storici e autobiografici con più attenzione rispetto al passato, la vicenda appassiona grazie allo stile narrativo immutato, a cui l'autrice ha abituato i propri lettori sin dal principio.
Non lo so. E' il modo in cui va il mondo, credo. Non vedevamo l'ora che finisse la guerra, perché allora la vita sarebbe stata meravigliosa e tutta nuova e invece non lo è. Volevamo tanto la pace, ma a quanto pare la pace non ha reso felice nessuno.
All'indomani del secondo conflitto mondiale, con i razionamenti ancora in atto, invalidi e vedove di guerra a centinaia, tutti si chiedono come andare avanti, dopo aver realizzato di non poter cancellare quanto successo con uno schiocco di dita. La confusione, elemento principale del terzo volume omonimo, regna sovrana, ma è di un tipo differente: se infatti durante la guerra era riconducibile all'incertezza, al dolore della separazione, negli anni post bellici - l'arco temporale coperto dal romanzo va dall'agosto 1945 al tardo 1947 - l'incertezza e il dolore sono associabili al concretizzarsi del futuro che, improvvisamente divenuto presente, mostra quanto ricostruire, palazzi, carriere, rapporti di ogni tipo, possa essere più faticoso, a volte addirittura impossibile, rispetto alla bieca, indifferenziata, totale distruzione; la Storia farà il proprio corso, il tempo sanerà tutte le ferite, o quasi, dimostrando che dalle macerie si può rinascere.
A volte sapere di essere sfuggiti ad un certo destino te lo fa temere ancora di più.
Da porre in evidenza la significativa evoluzione di alcuni personaggi - Zoe, Archie, imprevedibilmente Clary - apprezzabilissima in un contesto di cui non ho condiviso alcune svolte, rendendo Allontanarsi il capitolo amato meno, finora, nonostante il livello si mantenga abbastanza alto.
Sarà dura, comunque, aspettare l'autunno per il gran finale letterario e, forse, il nuovo sbarco sul piccolo schermo ad opera dei produttori di Downton Abbey, di cui auspico caldamente questa serie possa replicare il successo ma, d'altronde, le cose sembrano più belle, quando sono di là da venire.

martedì 11 aprile 2017

"Hyperversum Ultimate" di Cecilia Randall

Titolo: Hyperversum Ultimate
Autrice: Cecilia Randall
Pagine: 480
Prezzo di copertina: 17 euro
Prezzo ebook: 9,90 euro
Editore: Giunti

Sinossi:
Phoenix, Arizona, futuro prossimo. Alex ha deciso: tornerà nel Medioevo per ritrovare Marc, che nel frattempo è diventato primo cavaliere di Luigi IX. Oltre a sfidare l'ira del padre, dovrà accettare il dolore del distacco dalla sua famiglia, ma nulla può farla rinunciare ai sentimenti che prova per Marc. Châtel-Argent, Francia nord-orientale, XIII secolo. Mentre al castello fervono i festeggiamenti per il matrimonio di Michel de Ponthieu, Marc e Alex si riconfermano l'un l'altra il proprio amore, ma Ian impone loro di attendere almeno sei mesi, per conoscersi meglio. Marc, durante i due anni di distacco, è maturato, ma la sua sicurezza sfiora a volte l'arroganza e Alex fatica a rispettare il ruolo della donna medievale. C'è chi però ha una sensibilità più affine alla sua, come il giovane Richard, e Alex ne è attratta più di quanto voglia confessare a se stessa. Alla loro vicenda personale si mescolano presto vicende politiche quando Luigi IX affida a Marc una missione insolita: a Dunkerque è stato ucciso un viaggiatore inglese e occorre investigare per trovare gli assassini...



Le aspettative, in un senso o nell'altro, ci fregano sempre. Le mie, su questo seguito imprevisto scritto per acclamazione dei fan, erano altissime: nonostante la semi omonimia, la trilogia di Hyperversum non mi aveva conquistata a prima lettura, al contrario del suo spin - off, Hyperversum Next
I figli erano riusciti laddove i genitori avevano fallito, tenermi incollata alle pagine tanto da terminare la lettura del romanzo in un pomeriggio, situazione più unica che rara, ormai. Avrebbe voluto chiuderla lì, Cecilia Randall, sebbene il finale aperto lasciasse speranza per un eventuale ritorno nel mondo medieval informatico di Chatel Argent e dintorni.
Sarebbe stato meglio, col senno di poi. 
Hyperversum Ultimate non aggiunge nulla di nuovo a ciò che è stato già scritto e rivelato; battibecchi inutili - veri e propri scontri di civiltà, è il caso di scriverlo - un giallo irrilevante ai fini della trama, l'ennesima conclusione apparente sono gli elementi principali di un fantasy storicamente impeccabile eppure privo di quel guizzo di freschezza, passione e originalità di cui alcuni dei precedenti volumi della saga - mi riferisco in particolare a Il falco e il leone e Next - erano permeati.
Perché la forza della saga di Hyperversum, che negli anni ha appassionato un pubblico notevole di lettori permettendo loro di avvicinarsi ed affezionarsi ad un genere non troppo popolare qui in Italia - il fantasy storico - sta nell'insieme: uno spunto originale a far da collante - giochi di ruolo, tecnologia, ambientazione medievale - per le vicende di personaggi ben caratterizzati, a volte pure troppo, carismatici, che rendono interessante la vicenda per il continuo incontrarsi di tradizione e modernità le quali, mescolate insieme, rendono situazioni impreviste, peculiari proprio dello stile narrativo di Cecilia Randall.
Tutto ciò, purtroppo, in questo nuovo, magari ultimo, capitolo della serie che l'ha resa nota al grande pubblico, non l'ho trovato; solo due ragazzini che pretendono d'esser grandi, a cavallo tra due epoche, e tanta confusione, non storica ma caratteriale, derivante forse dal voler tirare troppo la corda che, inevitabilmente, si è spezzata.

lunedì 3 aprile 2017

"Un incantevole Aprile" di Elizabeth von Arnim

Titolo: Un incantevole Aprile
Autrice: Elizabeth von Arnim
Pagine: 288
Prezzo di copertina: 15 euro
Prezzo ebook: 5,99 euro
Editore: Fazi

Sinossi:
In un club della Londra anni Venti due signore inglesi scoprono di essere accomunate da una vita amorosa insoddisfacente, molto diversa da quella che avevano sognato il giorno del matrimonio. Mrs Wilkins, timida e repressa, è sposata con un avvocato ambizioso che «lodava la parsimonia tranne quando si trattava del cibo che finiva nel suo piatto»; Mrs Arbuthnot, estremamente religiosa, è sposata a uno scrittore di biografie sulle amanti dei re: per una donna come lei, una cosa davvero sconveniente. Insieme decidono di rispondere a un annuncio per l’affitto di un castello a San Salvatore, piccola cittadina della Liguria, per tutto il mese di aprile. A loro si uniscono Mrs Fisher, un’anziana signora che incarna appieno la morale vittoriana nel portamento, nelle amicizie e nella rigida etichetta che esige sia rispettata, e Lady Caroline, giovane ereditiera di una bellezza sopraffina in cerca di requie dalla vita mondana e dagli innumerevoli spasimanti. Le quattro donne, che si conoscono a malapena, si lasciano così alle spalle la grigia e piovosa Inghilterra per godersi un mese di vacanza in Italia. Immergendosi nel calore della primavera italiana e nella bellezza placida del luogo, avvolte nei profumi dei glicini e dei narcisi che aiutano a mettersi a nudo, le signore imparano ad apprezzarsi, mentre ognuna, a turno, sboccia e ringiovanisce, riscoprendo l’amore e l’amicizia, ritrovando la speranza. Un delizioso e irriverente romanzo al femminile che, uscito per la prima volta nel 1922, fu subito un bestseller.
Da Un incantevole aprile, uno dei romanzi di maggior successo dell’autrice, sono stati tratti due film.



Elizabeth von Arnim, pseudonimo di Mary Annette Beauchamp, apparteneva alla categoria dei nomi della letteratura conosciuti unicamente per sentito dire; nessuna opera, nessun dato biografico della sua favolosa vita, probabile ispiratrice primaria della sua produzione letteraria. E' il caso di Un incantevole Aprile, di indiscusso successo sin dalla pubblicazione, che trae linfa da un episodio realmente accaduto, una vacanza italiana sulla Riviera ligure che aveva permesso alla von Arnim  di visitare il castello Brown di Portofino, trasfigurato poi, letterariamente, in San Salvatore, location principale della vicenda.
Protagoniste quattro donne: la visionaria Mrs Wilkins, moglie frustrata di un avvocato di provincia, la devotissima Mrs Arbuthnot, in crisi coniugale per via della, a suo dire, scellerata professione svolta dal marito, di biografo di amanti reali famose.  Sono presenti poi Lady Caroline Dester, cinica ereditiera sulla via dell'eccentrica zitellagine e un'anziana vedova, Mrs Fisher, amica d'infanzia di molti letterati dell'epoca, resa arcigna da una sgradevole esperienza coniugale. Quattro tipi caratteriali femminili con nulla in comune se non l'essere coinquiline per un mese, per via di un annuncio sul giornale, in un castello sito in Italia durante quello che, secondo Mrs Wilkins, sarà un incantevole Aprile.
La caratterizzazione dei personaggi, lo ammetto, ha un peso non indifferente nell'apprezzamento verso un certo tipo di romanzo; dalla von Arnim mi aspettavo qualcosa in più rispetto alla sorta di pantomima, molto vicina ad un commedia degli equivoci senza esserlo, però, davvero, messa in scena. Ognuna delle protagoniste ha presentato, con il volgere delle pagine, un carattere estremo, a tratti irreale, che mi ha impedito la comprensione, l'immedesimazione, annoiandomi perfino per più di una volta; in questo senso, nemmeno il tono vivace impresso ai dialoghi ha alleggerito l'atmosfera, già caotica per l'affollamento causato dalla presenza di troppi personaggi sulla scena.
Una mezza delusione per l'incanto mancato, nonostante l'apprezzamento per le lodi sperticate riservate alla cultura e al paesaggio italiano, a cui non mancheranno tuttavia i tentativi di riparazione con altri scritti nati dalla penna della cugina di Katherine Mansfield, tanto più che il 2017 appare come non mai l'anno delle secondo possibilità letterarie.
Ma erano in Italia, non poteva succedere niente di brutto.

martedì 21 marzo 2017

"Il nero e l'argento" di Paolo Giordano

Titolo: Il nero e l'argento
Autore: Paolo Giordano
Pagine: 118
Prezzo di copertina: 15 euro
Prezzo ebook: 8,99 euro
Editore: Einaudi

Sinossi:
È dentro le stanze che le famiglie crescono: strepitanti, incerte, allegre, spaventate. Giovani coppie alle prime armi, pronte ad abbracciarsi o a perdersi. Come Nora e suo marito. Ma di quelle stanze bisogna prima o poi spalancare porte e finestre, aprirsi al tempo che passa, all'aria di fuori. "A lungo andare ogni amore ha bisogno di qualcuno che lo veda e riconosca, che lo avvalori, altrimenti rischia di essere scambiato per un malinteso". È così che la signora A., nell'attimo stesso in cui entra in casa per occuparsi delle faccende domestiche, diventa la custode della loro relazione, la bussola per orientarsi nella bonaccia e nella burrasca. Con le pantofole allineate accanto alla porta e gli scontrini esatti al centesimo, l'appropriazione indebita della cucina e i pochi tesori di una sua vita segreta, appare fin da subito solida, testarda, magica, incrollabile. "La signora A. era la sola vera testimone dell'impresa che compivamo giorno dopo giorno, la sola testimone del legame che ci univa. Senza il suo sguardo ci sentivamo in pericolo".



Se non fosse ancora troppo presto per esserne certa, direi che il 2017 si annuncia come l'anno delle seconde possibilità, letterariamente parlando. E' accaduto già diverse volte, in questi primi mesi dell'anno, di rivalutare opere, autori ed autrici cui pensavo ingenuamente di non avvicinarmi più in seguito a delusioni più o meno cocenti; nel novero anche Paolo Giordano. In una girandola di mail, indirizzi confusi, destinatari errati, sinergie libresche nel segno del booksharing di qualità e libri preparati con cura arrivati, dopo tante tribolazioni, alla loro nuova casa, ho recuperato i titoli mancanti - Il corpo umano, Il nero e l'argento - del  Premio Strega più giovane di sempre; come motivazione ufficiale la casuale opportunità, quella ufficiosa (e vera) sapere se, a qualche anno di distanza dal disastroso prematuro approccio preadolescenziale con Alice e Mattia, solitari numeri primi, fosse cambiato qualcosa. Così è stato, per alcuni versi, per altri invece no. 
Einaudi invece di Mondadori, sfondo bianco per solito primo piano di donna, qualche pagina in meno eppure stesso stile narrativo, nitido ed elegante, a narrare anche qui una storia di dolore e perdita.
Uno più uno fa due, elevato al quadrato diventa quattro, sottraendo uno che vale infinito resta infinito; non sono mai andata d'accordo con la matematica, chissà se il ragionamento fila. 
Quello che so abbastanza bene, ormai, è che la sofferenza di una persona cara spazza via la logica, aumenta incertezze, moltiplica dubbi e dissapori, scompone gesti, atti, memoria, sottrae affetto, attenzione, divide individui. Bisogna star vigili, prendersi cura del fragile equilibrio che rischia di spezzarsi senza mai far spegnere la speranza. Della difficoltà di fare ciò narra Il nero e l'argento, del precario stato, fisico, emotivo, caratteriale contingente di una famiglia alle prime armi con il dolore da affrontare insieme.
Paolo Giordano ne parla, come sa fare, senza patetismi né buonismo di parte, perché il dolore esige di essere sentito, ciascuno lo avverte a modo proprio ma, se si prova a stare uniti nonostante tutto, le possibilità di sopravvivenza vengono incrementate dalle probabilità e dal sentimento sfibrato, perso, forse ritrovato.
A lungo andare, ogni amore ha bisogno che qualcuno lo veda e riconosca, che lo avvalori., altrimenti rischia di essere scambiato per un malinteso. Senza il suo sguardo ci sentivamo in pericolo.

lunedì 6 marzo 2017

Febbraio 2017: le mie letture

Buongiorno, readers!
Un altro mese è terminato e mi trovo qui per fare il punto della situazione, leggermente in ritardo ma meglio tardi che mai, giusto? 
Sebbene Febbraio sia stato un mese impegnativo, il numero di letture è rimasto più o meno lo stesso anche se il numero di pagine per libro è stato nettamente inferiore per via di un deficit d'attenzione che mi ha fatto optare, nella maggior parte dei casi, per letture brevi -mordi e fuggi, mi piace definirle - ma non per questo meno interessanti o significative. 
Tra piacevoli sorprese, alcune delusioni e nuovi generi, ecco tutti i titoli letti a Febbraio 2017, di cui vi ho già scritto oppure no; come sempre; Instagram è stato un fedele compagno e lì trovate tutte le foto allegate a questo post, scattate da me ché ultimamente raccontare la vita per immagini mi è più congeniale rispetto al resto.
Grazie per l'attenzione, buona lettura!
Cecilia


Prima letttura del mese, adocchiato tra le pubblicazioni di Gennaio, Hai cambiato la mia vita di Amy Harmon conferma la bravura dell'autrice nel tessere trame originali e per nulla banali in un genere ormai saturo.
Ve ne ho parlato QUI.








Ragione & Sentimento di Stefania Bertola rientra anch'esso tra le uscite segnate in agenda. Letto dopo averne disquisito con La Lettrice Quasi Perfetta Lea, (QUI la sua esaustiva recensione) con cui condivido l'ammirazione per Jane Austen ed il piacere, di tanto in tanto, di leggere qualcuno dei derivati dalle sue opere, non ne sono stata affatto convinta.
Un retelling in chiave moderna chiassoso e strampalato, per nulla necessario che, forse perché l'originale Austeniano è il meno gradito tra quelli scritti da Jane Austen oppure per altri motivi più o meno plausibili, non ha saputo toccare le giuste corde di una Janeite solitamente tollerante nei confronti di un ormai universalmente riconosciuto genere commerciale ampiamente redditizio intorno a vita, morte e miracoli della zitella illetterata più famosa della letteratura inglese.



Febbraio è stato il mese delle seconde  terze possibilità. Infatti, dopo aver trovato deludenti o ripetitive opere lette precedentemente, ho rivalutato Simona Sparaco leggendo ed immedesimandomi nelle grandi paure ed incertezze di una mamma che tenta di spiegare ad un figlio un mondo fuori misura, di proteggerlo da quelle che sono cose da grandi.
Ve ne ho parlato QUI.






Altra lettura mordi e fuggi del periodo, non per questo meno significativa o intensa, è stata l'antologia epistolare di Charlotte Brontë tradotta da Laura Ganzitti, blogger de Il tè tostato, per L'Orma editore.
La vita è una battaglia fa emergere la personalità prorompente dell'autrice di Jane Eyre e, corredata da un formato evocativo, rappresenta una vera chicca per ammiratori della scrittrice, appassionati di letteratura o semplici curiosi.
Consigliatissima.












Le nostre anime di notte dalla scorsa estate, dopo aver messo giù Crepuscolo e, nonostante i rinvii, non ha deluso le aspettative.
Kent Haruf torna in libreria con un breve ma intensissimo capolavoro postumo, uguale a sé stesso nello stile - semplice, pulito, poetico -, nelle atmosfere, nelle tematiche. 
Holt, cittadina immaginaria sita da qualche parte nel Colorado ridisegnato dalle mappe Harufiane, fa da sfondo alla storia d'amore senile tra Addie Moore e Louis Waters i quali, accompagnati da validi comprimari, sfidano i soliti pregiudizi tutti provinciali nutriti da malignità infondate.
Ve ne ho parlato, più o meno approfonditamente, QUI; prossime tappe sono la visione della produzione Netflix basata proprio sul suddetto romanzo, il recupero delle altre opere dell'autore non appena saranno pubblicate in Italia da NN e il passaparola per consigliare a tutti le parole di quel grande scrittore che è stato Kent Haruf.





Altra autrice rivalutata del mese alla terza occasione è stata Chiara Gamberale la quale, dopo due delusioni, è riuscita a convincermi con Qualcosa, acuta analisi della società contemporanea sotto forma di favola, che non risparmia nessuno eppure lascia uno spiraglio alla speranza, QUI.
















Ultimo titolo di Febbraio è stato Bruno, il bambino che imparò a volare, albo illustrato con testi della mia carissima Nadia Terranova - QUI vi avevo parlato, qualche tempo fa, del suo Gli anni al contrario - sulla vita di Bruno Schulz, scrittore e pittore polacco vissuto durante il Nazismo, traduttore di Kafka.
Più che una lettura, questo albo è stato un viaggio alla scoperta di una figura letteraria poco conosciuta, raccontata con un linguaggio, narrativo e figurativo, a misura di bambino, una vera chicca per gli amanti del genere e non, consigliatissimo.



A presto!