venerdì 24 luglio 2015

Recensione: "Premiata ditta Sorelle Ficcadenti" di Andrea Vitali

Titolo: Premiata ditta Sorelle Ficcadenti
Autore: Andrea Vitali
Pagine: 447
Prezzo di copertina: 18,50 euro
Prezzo ebook: 7,99 euro
Editore: Rizzoli

Sinossi:
Bellano 1915. In una sera di fine novembre una fedele parrocchiana, la Stampina, si presenta in canonica: ha urgente bisogno di parlare con il prevosto, che in paese risolve anche le questioni di cuore. Suo figlio Geremia, docile ragazzone che in trentadue anni non ha mai dato un problema, sembra aver perso la testa. Ha conosciuto una donna, dice, e se non potrà sposarla si butterà nel lago. L'oggetto del suo desiderio è Giovenca Ficcadenti, di cui niente si sa eccetto che è bellissima - troppo bella per uno come lui - e che insieme alla sorella Zemia sta per inaugurare una merceria. Il che basta, nella piccola comunità, a suscitare un putiferio di chiacchiere e sospetti. Perché la loro ditta può dirsi "premiata"? Da chi? E quali traffici nascondono i viaggi che la Giovenca compie ogni giovedì? Soprattutto, come si può impedire al Geremia di finire vittima di qualche inganno? Indagare sulle sorelle sarà compito del prevosto, per restituire alla Stampina un figlio "normale". Facile dirlo. Non così facile muoversi con discrezione laddove sembrano esserci mille occhi e antenne... Cos'è un paese se non un caleidoscopio di storie, un'orchestra di uomini e donne che raccontando la vita la reinventano senza sosta, arricchendola di nuovi particolari? Con micidiale ironia, Vitali dà voce a questo coro - una sinfonia di furbizie e segreti, invidie e pettegolezzi - che mostra una faccia sempre diversa della verità, e un attimo dopo la nasconde ad arte...


Vitali mi ha spiazzata. Di nuovo, come quando l'ho incontrata, imbarazzata dalla sua disarmante sincerità. Dopo quasi una settimana dal termine della lettura, Premiata ditta Sorelle Ficcadenti resta un enorme punto interrogativo. L'unica cosa certa è l'ironia; dalle scenette quasi comiche che descrivono finemente Bellano ed i suoi abitanti traspare il divertimento dell'autore nel dare forma a tutto ciò. Dai buffi battibecchi tra il prevosto don Pastore, paraninfo all'occorrenza e la sua perpetua Rebecca, tanto simile a colei che risiedeva in altri tempi in quel ramo del lago di Como non molto lontano dal borgo di Vitali, fino agli intricati piani matrimoniali delle sorelle Ficcadenti, merciaie appena arrivate in paese, tutto suscita buonumore del lettore che, spesso, di fronte a situazioni paradossali, stenta a trattenere un sorriso tra l'incredulità e la curiosità d'arrivare alla fine. E quando si arriva, anche saltando qualche pagina risultata superflua, ci si imbatte in una conclusione frettolosa che sembra piantata lì per caso. Come se l'autore si fosse stufato, avesse tirato troppo la corda e questa si fosse spezzata. E da qui lo spiazzamento iniziale per ricominciare il giro.
Che fare allora? Sospendere scetticamente il giudizio in attesa di un ritorno a Bellano oppure assegnare la sufficienza come incoraggiamento? Promosso o rimandato? Nel dubbio, mangio. Vabbé, deciso: uscita di fresco dalle superiori, conosco fin troppo bene le tribolazioni di fine anno per poi, il giorno della comunicazione degli esiti, sospirare soddisfatta per essere riuscita a scansare, anno dopo anno, il temuto debito di matematica. E due più due fa quattro, ma sarebbero troppe; facciamo che stravolgo le regole, tanto i numeri non mi sono mai stati simpatici al contrario del Vitali in questione qui, arrotondo per difetto e ne piazzo tre. Tregua va bene? Ché in fondo don Pastore e la perpetua mi hanno ricordato Manzoni, io coi numeri ho stabilito una mezza pace grazie a quell'anima pia del commissario esterno amante di Leopardi, è tutto finito, tutto apposto, può andare, grazie grazie e arrivederci a mai più.
Lasciate correre: è il caldo. A  meno che non faccia la fine del povero Geremia, dovrebbe essere tutto apposto in un paio di giorni. Forse. Voi intanto andate a Bellano o dove vi pare, ite missa est. Peace and Love for everyone.


Risultati immagini per andrea vitaliDopo aver frequentato «il severissimo liceo Manzoni» di Lecco, Andrea Vitali si laurea in medicina all'Università Statale di Milano ed esercita la professione di medico di base nel suo paese natale. 
Scrittore molto prolifico, ha esordito nel 1990 con il romanzo breve Il procuratore, ispiratogli dai racconti di suo padre; nel 1996 ha vinto il Premio letterario Piero Chiara con L'ombra di Marinetti, ma il grande successo lo ha ottenuto nel 2003 con Una finestra vistalago (Premio Grinzane 2004). 
Nel 2006 ha vinto il Premio Bancarella con il romanzo La figlia del Podestà; nel 2009 il Premio Boccaccio e il Premio Hemingway. 
Del 2011 sono La leggenda del morto contento e Zia Antonia sapeva di menta. Del 2012 Galeotto fu il collier e Regalo di nozze. L'anno successivo escono Le tre minestre, lungo racconto autobiografico edito da Mondadori-Electa e Di Ilide ce n'è una sola. Del 2014 Quattro sberle benedettePremiata ditta Sorelle Ficcadenti e Biglietto, signorina!; e del 2015 è La ruga del cretino, scritto con Massimo Picozzi. 
Da ricordare che con il romanzo Almeno il cappello (edito nel 2009 da Garzanti) Andrea vitali ha vinto il Premio Casanova, il Premio Isola di Arturo Elsa Morante, il Campiello sezione giuria dei letterati ed è stato finalista al Premio Strega.
I suoi libri, pubblicati in Italia da Garzanti, sono stati tradotti in molti paesi, tra cui la Turchia, la Serbia e il Giappone.
 

2 commenti:

  1. ancora oggi non ho capito se vitali mi piaccia oppure no. le sorelle ficcadenti mi mancano, ma non sono una lettura impellente :D
    buon week end

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    1. Mi consola non essere l'unica! Buon weekend Chicca :)

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