giovedì 6 luglio 2017

"Bull Mountain" di Brian Panowich

Titolo: Bull Mountain
Autore: Brian Panowich
Pagine: 295
Bull Mountain #1
Prezzo di copertina: 18 euro
Prezzo ebook: 8,99 euro
Editore: NN

Sinossi:
Clayton Burroughs appartiene a una famiglia di fuorilegge che, da generazioni, mantiene il controllo di Bull Mountain, trafficando whiskey di mais, marijuana
e infine metanfetamina. Per lasciarsi alle spalle le sue origini, Clayton sposa la bella Kate e diventa lo sceriffo della città a valle. Ma quando l’agente federale Simon Holly minaccia di distruggere l’impero dei Burroughs, Clayton si trova a dover affrontare i ricordi, le paure, il disprezzo della famiglia e la volontà di redimere un passato di tradimenti, sangue e violenza. Con un ritmo serrato, la storia della famiglia Burroughs viene raccontata a turno da tutti i personaggi, fino all’imprevedibile epilogo.
Paragonato ai mostri sacri del crime, del southern noir e delle saghe familiari, Bull Mountain ha una struttura che ricorda True Detective, dialoghi che rimandano a Breaking Bad e personaggi che sembrano usciti da Fargo. E con una scrittura luminosa ci parla dell’onestà e della fedeltà alle proprie radici,
e di come a volte sia doloroso ma indispensabile distruggerle per poterle onorare e proteggere.
Questo libro è per chi ama camminare in montagna per arrivare a bucare le nuvole e a vedere l’immensità del cielo, per chi decide ogni giorno di smettere di fumare e di bere, per chi indossa camicie di flanella rosse e blu, e per chi ha capito che appartenere a una terra, a una famiglia o a una persona, non vuole dire possederla ma amarla con tutto il cuore.


IL POST
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La Sessione Estiva. Un mese di letture scarse e deludenti. L'improvvisa nostalgia di saghe familiari derivante, forse, da uno studio troppo intenso e prolungato di famiglie da Mulino Bianco che finiscono per essere infelici a modo loro. Una serie tv cult affatto apprezzata. Chiacchiere, scambi d'opinioni uguali e contrarie con sconosciuti, apparenti, tuttavia, amici d'infanzia dopo appena cinque minuti. 
Questo il cammino di buone intenzioni e non verso l'impervia Bull Mountain.

"Quassù esiste una sottile simbiosi tra la terra e chi la considera casa propria, un rapporto che persone come lei non sembrano riuscire a comprendere [...]. Non è colpa sua; non è di qui, punto e basta. La faccenda va ben al di là di onore e orgoglio. Lei può sentirsi orgoglioso di una moto rossa nuova di zecca o di una promozione. Qui è diverso. É qualcosa di viscerale. Qualcosa che gli abitanti non si sono guadagnati né hanno dovuto lottare per ottenere. È un diritto di nascita e sono pronti a combattere fino alla morte se qualcuno minaccia di sottrarglielo."

Letteralmente "Montagna del Toro", grafica dalle tonalità cupe, hard boiled fino al midollo, l'esordio di Brian Panowich riesce a coniugare stile graffiante, ritmo serrato, ambientazione suggestiva ed una buona gestione dell'intreccio; non è semplice, infatti, tenere alti la tensione e l'interesse alternando POV differenti su diversi piani temporali. L'autore, tuttavia, riesce nell'impresa, creando un romanzo corale, primo di una serie ma soddisfacente anche come autoconclusivo, dove nonostante sangue, alcol e droghe scorrano frequentemente, palesemente, crudamente - finiti gli avverbi, sì -,  nelle vene della terra e dei suoi abitanti, ogni cosa, ciascun personaggio, resta avvolto da un'aura di mistero atavico, quasi elegante, che rende l'opera prima di Panowich una gran bella scoperta per una neofita, come me, del genere pulp nonché una delle probabili migliori letture dell'anno in corso.
Attendendo i(l) sequel(s), non posso che consigliare di trascorrere l'estate - pure le altre stagioni se vi va, perché no? - sulla montagna dei Burroughs.
 Dal consiglio della CE, sulla quarta di copertina: 

Questo libro è per chi [... ] ha capito che appartenere ad una terra, a una famiglia o a una persona non vuole dire possederla ma avere la libertà di amarla con tutto il cuore.

giovedì 15 giugno 2017

La mia Marina di Libri 2017

Una marina di libri è il festival della piccola e media editoria che, da qualche anno, si tiene a Palermo in data 8-11 Giugno.
Giunto quest'anno alla sua ottava edizione - dedicata a Vito Parrinello, scomparso di recente, fondatore del teatro Ditirammu, - la manifestazione ha trovato una location definitiva nella splendida cornice dell'Orto Botanico del capoluogo siciliano, a cui è stato peraltro devoluto l'incasso derivante dalle cifre irrisorie dei biglietti d'ingresso - 2 euro per i ragazzi dai 12 ai 18 anni e gli over 65, 3 per tutti gli altri, 5 euro per un biglietto d'ingresso cumulativo del weekend, essendo la giornata d'inaugurazione ad ingresso libero -, permettendo così ai visitatori di passeggiare tra gli stand e assistere ai vari eventi presso le sale interne dell'edificio oppure in mezzo ad angoli appositamente allestiti nel verde.
Come ogni anno, per quanto mi riguarda, è stata una bella esperienza di scoperta di realtà editoriali note e meno note, di confronto con autori che hanno presentato le proprie opere o quelle di altri scrittori conosciuti, finora, solo di fama, di ritrovo con amici blogger ed incontro con conoscenti virtuali. Ma procederò con ordine.

Ho avuto l'occasione di essere presente alla Marina venerdì 9 e domenica 11 Giugno. 

Venerdì, in quanto primo giorno, è stato dedicato ad un giro ampio tra gli stand, con grande soddisfazione per il confronto con volontari e addetti alle vendite dei vari stand; ho trovato persone socievoli, professionisti seri, preparati su ciò che vendevano in quanto lettori/ lettrici e questo, probabilmente, è l'elemento che ho maggiormente apprezzato, perché non così scontato. Numerosi e convenientissimi gli sconti fiera, grazie ai quali mi è stato possibile portare a casa titoli in Lista Desideri da qualche tempo ed altri, invece, acquistati sul momento, sulla fiducia verso chi ne parlava tanto appassionatamente, con cognizione di causa.

GLI ACQUISTI


Ecco il bottino complessivo. Giuro che non mi ero accorta di quanti fossero fino a quando non li ho contati per sistemarli, anche se avrei potuto intuire qualcosa dal peso gravante sulla spalla (anni di scuola prima ed università poi mi hanno desensibilizzata, assuefacendomi al "peso della cultura"e pure a cifo/lordo scoliosi, quindi non conta).
Sono 14, sì, e se da una parte sono preoccupata per il piccolo capitale speso - non oso quantificare il totale nemmeno per sbaglio -, dall'altra sono alquanto soddisfatta, almeno per il momento non avendone ancora letto nessuno, degli acquisti fatti.
Il primo stand visitato è stato quello di Nottetempo, casa editrice conosciuta di fama di cui, finora, non avevo opere in casa; dopo una chiacchierata con il direttore commerciale e la volontaria del festival, ho acquistato Ero dietro di te  di Nicolas Fargues, e due opere di Milena Agus, La contessa di ricotta e il più recente Terre promesse; Agus è pure autrice di Mal di pietre -  da cui l'omonima trasposizione con Marion Cotillard presentata in concorso al Festival di Cannes -, che tuttavia ho preferito non acquistare per il momento, approcciandomi alla scrittura dell'autrice con le opere citate sopra perché apparentemente più nelle mie corde.
Seconda tappa del mio girovagare è stata Liberaria,casa
editrice pugliese da cui ho acquistato Fiabe così belle che non immaginerete mai di Ivano Porpora. Sono curiosa di conoscere questo autore, mi aspetto un'opera originale ed umoristica, chissà.
Ulteriore sosta è stata quella allo stand NN editore, curato da Barbara, collaboratrice della libreria indipendente palermitana Modus Vivendi . Grazie ai suoi preziosi consigli, ho acquistato Bull Mountain di Brian Panowich e Come in un film di Regis de Sà Moreira, due titoli su cui ero abbastanza titubante perché non proprio il mio genere ma, dopo una chiacchierata con Barbara circa Breaking Bad - che Panowich sembra vagamente ricordare, stando al consiglio sulla quarta di copertina - e libri diversi da come appaiono, mi sono lasciata convincere. Mai dire mai, no?
Azzurra (a destra) ed io
Altro giro, altra corsa mi hanno portato ad un incontro che sono particolarmente felice d'aver fatto; sto parlando di Azzurra Sichera, del blog  Silenzio, sto leggendo, presente al festival nella duplice veste di blogger ed editrice delle Edizioni LEIMA.  E' stato davvero emozionante dare un volto ad una blogger che seguivo virtualmente; lei poi si è mostrata gentilissima, scambiando quattro chiacchiere ed omaggiandomi di una copia di La tua impronta su di me di Giada Lo Porto, edito appunto LEIMA.

Annamaria (a sinistra) ed io
Una bella scoperta è stata CasaSirio, editrice nota per via delle recensioni di alcune opere in catalogo su blog seguiti. Martino, addetto alle vendite, mi ha illustrato gran parte delle opere in catalogo, prima di virare su Sherlock Holmes, il fascino di Cumberbatch derivante dalla sua interpretazione dello stesso e il cognato del celebre autore, E.W. Hornung, scrittore anche lui, di cui ho finito per portar via una copia dell'opera prima, Raffles, primo volume di una serie di quattro narranti le vicende di un ladro gentiluomo. Altro acquisto è stato Mr President - Da George Washington a Donald Trump di Andrea Bozzo e Fernando Masullo - presente allo stand, disponibilissimo per firma copie - con cui ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere circa la sua opera e la situazione internazionale odierna; inoltre sono stata omaggiata di una copia di Autobiografia burlesca  di Mark Twain.
L'ultimo giro della giornata, attendendo Annamaria del blog La tana di una booklover che ho avuto il piacere di rivedere di persona ad un anno di  distanza dalla nostra conoscenza fatta alla scorsa edizione del festival, mi ha portata da L'Orma editore dove ho acquistato Il posto di Annie Ernaux, opera d'esordio per un primo avvicinamento allo stile di un'autrice molto in voga ultimamente e da 21 editore, piccola casa editrice palermitana, da cui ho acquistato L'altro discorso del re di D. J. Taylor, interessante ucronia british basata sulla decisione di Edoardo VIII di rimanere al potere invece di abdicare per sposare Wallis Simpson, come in realtà è avvenuto.

LE PRESENTAZIONI

Rintracciata Annamaria, ci siamo dirette verso Il Palco dove era  appena terminata la presentazione di Caterina della notte di Sabina Minardi, disponibile anche lei per un firma copie, moderata da Giuseppina Torregrossa, autrice prolifica, in libreria con Cortile Nostalgia, che avevo avuto modo d'incrociare per breve tempo precedentemente.

Domenica 11 Giugno, giorno conclusivo della manifestazione, ho assistito alla presentazione de La più amata di Teresa Ciabatti, opera candidata al Premio Strega.

La presentazione è corsa sul filo di un dialogo ironico -interpretato simultaneamente in linguaggio LIS e trascritto su un maxischermo, perché a partire da questa edizione, Una marina di libri è anche il primo festival letterario del Sud ad essere accessibile a persone con disabilità motorie, cognitive e sensoriali - , simile ad un buffo botta e risposta, con picchi di ilarità nonostante la vicenda narrata, denotante la grande confidenza tra l'autrice e la moderatrice Chiara Valerio; quest'ultima ha posto una serie di domande ricche di spunti e rimandi ad eventi storici, biografici dell'autrice e cenni letterari, rendendo l'evento uno tra i più interessanti a cui mi sia capitato di assistere. Anche Teresa Ciabatti è stata disponibile per un firma copie al termine della presentazione.



Palermo non è Milano o Torino, tuttavia ha del potenziale, in atto ed in potenza. Da diversi anni ormai riesco fortunatamente ad essere presente alla manifestazione e posso dire d'essere alquanto soddisfatta dell'insieme. Ottima la decisione dello scorso anno, confermata per il 2017, di tenere il festival nello splendido Orto Botanico, funzionale sia per la vastità d'estensione, sia per la peculiare bellezza di un ambiente ricco di flora variegata la quale, peraltro, funge da incentivo alla riscoperta e fruizione di uno degli angoli più suggestivi del capoluogo siciliano. I dati circa l'affluenza e le vendite sembrano darmi ragione, da ciò non resta che auspicare un costante maggiore successo a Una marina di libri per gli anni a venire. 

[Tutte le foto allegate a questo post sono state scattate da me. Qualora voleste usarle, siete pregati di citare la fonte. Grazie]



Per oggi è tutto.
Buone letture, a presto!

Cecilia Attanasio

venerdì 2 giugno 2017

"La fine dei vandalismi - Trilogia di Grouse County, Vol. I", di Tom Drury

Titolo: La fine dei vandalismi
Autore: Tom Drury
Pagine: 391
Prezzo di copertina: 19 euro
Prezzo ebook: 8,99 euro
Editore: NN

Sinossi:
La fine dei vandalismi è il primo romanzo della trilogia di Grouse County di Tom Drury. Il mondo di Grouse County è un luogo in cui le vite delle persone sono intrecciate le une alle altre in legami amicali e affettivi, o semplice conoscenza, inestricabili. Tutti conoscono tutti e sanno tutto, mentre la vita macina gioie e tristezze di cui Drury è uno straordinario e ironico cantore. Il cuore della vicenda è il triangolo composto dallo sceriffo Dan Norman, il pregiudicato Tiny Darling e la sua ex moglie Louise, che sta per sposare lo sceriffo. Commovente ed esilarante, La fine dei vandalismi è un romanzo sulla bellezza e la pena della vita moderna, una passeggiata attraverso le esistenze in cui è l’imprevedibilità della vita a decidere le sorti dei protagonisti. E l’ironia secca e permeante dello stile di Drury trascina i dialoghi in direzioni impreviste e dona a tutto una straordinaria leggerezza.
Commovente ed esilarante, La fine dei vandalismi è un romanzo sulla bellezza e la pena della vita moderna, una passeggiata attraverso le esistenze in cui è l’imprevedibilità della vita a decidere le sorti dei protagonisti. E l’ironia secca e permeante dello stile di Drury trascina i dialoghi in direzioni impreviste e dona a tutto una straordinaria leggerezza.

IL POST:

Quando mi capita di scrivere di provincia, due sono gli aggettivi ricorrenti: lenta, sonnacchiosa. Queste qualificazioni racchiudono una visione del mondo, per quanto mi riguarda, un rapporto controverso fatto di alti e bassi, odio e amore tolleranza.
La provincia è stata - e chissà per quanto lo sarà ancora - l'ambientazione principale della storia della mia vita; la soglia di rottura è stata sfiorata spesso, evitata davvero per un soffio, in massima parte grazie alla letteratura. In momenti topici, infatti, due grandi penne della narrativa mondiale mi hanno presa per mano e mostrato un volto della provincia a cui, precedentemente, ero cieca - Jane Austen in primis, punto di riferimento letterario dall'adolescenza verso l'infinito ed oltre, Kent Haruf, spalla misericordiosa a cui aggrapparsi, nei momenti difficili sempre accanto -, fornendomi al riguardo interessanti spunti di riflessione.
 Proprio sulle orme di Haruf, lasciatami alle spalle - per breve periodo, si spera - Holt, sono giunta nella Grouse County, da qualche parte nello Iowa, nella mente, nel cuore e nella penna di Tom Drury, il più grande scrittore americano di cui non (abbiamo) avete mai sentito parlare secondo la scopritrice di talenti NN. 
Con La fine dei vandalismi, titolo evocativo di per sé di decadenza e rassegnazione contrastanti con una copertina raffigurante una casa mobile, elemento dinamico a richiamare, probabilmente, quella posseduta dallo sceriffo Dan Norman, tra i protagonisti del romanzo, avevo percepito, astratte affinità sin dalla notizia della pubblicazione italiana, in ritardo di ventitré anni circa. Un po' per i motivi già elencati, un po' perché Grouse - borbottona - è un aggettivo che sento, nel bene e nel male, abbastanza mio, la viva curiosità, in un momento in cui faccio presto a mettere via titoli sparsi per momenti migliori, ha avuto la meglio sulla delusione dei primi due quarti del romanzo.
Drury, troppo impegnato ad elencare nomi, cose e città corredate da descrizioni particolareggiate, sembra dimenticare il ritmo ritrovandolo, tuttavia, poco oltre la metà. Si riparte da lì, scovato anche, nel frattempo, fortunatamente, un elenco di nomi noti e meno noti - che sarebbe stato forse più utile inserire in apertura piuttosto che in chiusura d'opera-, giusto in tempo per mitigare le perplessità apprezzando pagine belle -  forti, tristi, incredibilmente delicate e dolorose a senso alterno -  circa la cui esistenza avevo perso le speranze. 
"Cos'è che stavi scrivendo?" disse Dan mentre uscivano, e lei gli porse un foglietto su cui aveva scritto, quattro volte:
Dimostrami amore.
"Lo farò", disse lui.
Si ricomincia da Louise, aspirante fotografa a cui il destino ha rischiato di bruciare i negativi dei momenti felici, da Dan, tenace, burbero, amorevole sceriffo della Contea Brontolona, da Tiny, ladruncolo errabondo dal cuore spezzato, da Joan, proselita in cerca del grande amore decantato dal Cantico dei Cantici insieme al resto delle Sacre Scritture, dai vicoli bui, i panorami mozzafiato, le parole e le azioni raccontate in un primo capitolo che mette tanta carne al fuoco quasi inconsciamente, deludendo a metà sebbene pervaso dal fascino ambiguo tipico delle zone d'ombra, oltre le quali sta tutto ciò che sfugge all'immediata e totale comprensione. Queste, le impressioni dopo un'esperienza di viaggio intensa ma non del tutto soddisfacente. Tornerò, forse, dopo La fine dei vandalismi, A caccia di sogni, prossimamente a Grouse County e in tutte le librerie,  sia perché (non) buona la prima è ormai, nel mio caso, un leitmotiv, uno stile di vita.
Non dissero nulla; si tennero soltanto per mano tra i sedili anteriori della Vega. I colori erano vividi e veri, ma in qualche modo loro due sentivano che stavano osservando il panorama senza più riuscire a farne parte.
Se è vero, inoltre, che ciascuno, quando legge, legge sé stesso/a al di là degli ideali e delle grandi, belle, speranze, io ci credo ancora quanto basta.
Non dimenticarti delle cose belle.

giovedì 25 maggio 2017

"Non ditelo allo scrittore" di Alice Basso

Titolo: Non ditelo allo scrittore
Autrice: Alice Basso
Pagine: 316
Prezzo di copertina: 16,90 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
Editore: Garzanti

Sinossi:
A Vani basta notare un tic, una lieve flessione della voce, uno strano modo di camminare per sapere cosa c’è nella testa delle persone. Una empatia innata che Vani mal sopporta, visto il suo odio per qualunque essere vivente le stia intorno. Una capacità speciale che però è fondamentale nel suo mestiere. Perché Vani è una ghostwriter. Presta le sue parole ad autori che in realtà non hanno scritto i loro libri. Si mette nei loro panni. Un lavoro complicato di cui non può parlare con nessuno. Solo il suo capo sa bene qual è ruolo di Vani nella casa editrice. E sa bene che il compito che le ha affidato è più di una sfida: deve scovare un suo simile, un altro ghostwriter che si cela dietro uno dei più importanti romanzi della letteratura italiana. Solo Vani può trovarlo, seguendo il suo intuito che non l’abbandona mai. Solo lei può farlo uscire dall’ombra. Ma per renderlo un comunicatore perfetto, lei che ama solo la compagnia dei suoi libri e veste sempre di nero, ha bisogno del fascino ammaliatore di Riccardo. Lo stesso scrittore che le ha spezzato il cuore, che ora è pronto a tutto per riconquistarla. Vani deve stare attenta a non lasciarsi incantare dai suoi gesti. Eppure ha ben altro a cui pensare. Il commissario Berganza, con cui collabora, è sicuro che lei sia l’unica a poter scoprire come un boss della malavita agli arresti domiciliari riesca comunque a guidare i suoi traffici. Come è sicuro che sia arrivato il momento di mettere tutte le carte in tavola con Vani. Con nessun’altra donna riuscirà mai a parlare di Chandler, Agatha Christie e Simenon come con lei. E quando la vita del commissario è in pericolo, Vani rischia tutto per salvarlo. Senza sapere come mai l’abbia fatto. Forse perché, come ha imparato leggendo La lettera scarlatta e Cyrano de Bergerac, ogni uomo aspira a qualcosa di più grande, che rompa ogni schema della razionalità e della logica. Vani è ormai uno dei personaggi più amati dai lettori italiani.



A volte è veramente un casino essere me
Uno degli aspetti della lettura pura e semplice, senza vezzi da blogger, è il poter rileggere libri amati senza ansia per eventuali mancati aggiornamenti dello spazio virtuale; avevo dimenticato (e mi mancavano terribilmente) l'euforia  provata dopo aver messo giù un libro bellissimo, il fervido desiderio di un rewind a scorrimento lento, per gustare appieno ogni battuta, ogni sensazione, ogni dettaglio, trovandole lì dove sai esserle, ripercorrendo le tappe del viaggio senza bruciarle per la fretta d'arrivare alla fine.
Questo è ciò che ho fatto, tra le mani la copia cartacea del terzo volume della saga della ghostwriter più famosa della letteratura contemporanea, nuovo pit - stop del percorso editoriale intrapreso da Alice Basso qualche anno fa, in compagnia di una splendida compagine di personaggi.
Se è vero che la Storia è un eterno ritorno, così, probabilmente, lo è anche tutto il resto: più o meno di questi tempi, infatti, qualche anno fa, Vani & Co. esordivano sulla scena editoriale e sul mio Kindle giovincello, trovandomi nel bel mezzo di un periodo ansiogeno, a pochi giorni da un esame importante, combattuta tra il senso del dovere erga omnes dello studio matto e disperatissimo e quello degli obblighi erga personam - me stessa - comprendenti la ricerca di uno svago che assolvesse all'arduo compito di tenere su il morale.
Una triade di eroi del cavolo di questo assurdo mondo di carta, definizione calzantissima ora come allora del triangolo et simili di personaggi attorno a cui Alice Basso ha costruito delle vicende ben impiantate su ogni aspetto - sentimentale, giallo, letterario, umano -, gettando una luce diversa, affatto scontata o prevedibile, su due mondi  - l'editoriale e il poliziesco - già sviscerati in lungo e in largo nei romanzi di genere. 
Vani Sarca, muovendosi tra piani temporali e situazioni disomogenee seppur interconnesse, si troverà ad interagire con vecchi amici e nuovi amori, alla resa dei conti con fantasmi del passato, per poter, forse, affrontare diversamente le incertezze del futuro.
Un ritmo meno serrato rispetto ai due capitoli precedenti ma egualmente avvincente, coadiuvato dal solito stile frizzante, versatile, assolutamente accattivante, a far da cornice ad un'altra avventura della scrittrice senza nome meno imprevedibile, empatica più che mai a cui Alice Basso, Una che Capisce, ha abituato i propri lettori, i quali non comprendono perché, purtroppo, bisogni attendere chissà quanto tempo prima di ritrovare i soliti noti e, affranti, tornano ad indossare il pigiama - non in pile, ché fa caldo - versando lacrime amare in barattoli di Häagen  Dats. Non ditelo allo scrittore, però, eh.

lunedì 1 maggio 2017

"Un imprevisto chiamato amore" di Anna Premoli

Titolo: Un imprevisto chiamato amore
Autrice: Anna Premoli
Pagine: 320
Prezzo di copertina: 9,90 euro
Prezzo ebook: 4,99 euro
Editore: Newton Compton

Sinossi:
Jordan ha collezionato una serie di esperienze disastrose con gli uomini. Consapevole di avere una sola caratteristica positiva dalla sua parte, ovvero una bellezza appariscente e indiscutibile, è arrivata a New York intenzionata a darsi da fare per realizzare il suo geniale piano. Il primo vero progetto della sua vita, finora disorganizzata: sposare un medico di successo. Jordan ha studiato la questione in tutte le sue possibili sfaccettature e, preoccupata per le spese da sostenere per la madre malata, si è convinta di poter essere la perfetta terza moglie di un primario benestante piuttosto avanti con gli anni. Ma nel suo piano perfetto non era previsto di svenire, il primo giorno di lavoro nella caffetteria di fronte all’ospedale, ai piedi del dottor Rory Pittman. Ancora specializzando, per niente ricco, molto esigente e tutt’altro che adatto per raggiungere il suo obiettivo...



Ultimamente non leggo, per mancanza di voglia e/o tempo, principalmente per mancanza d'interesse. Perché sì, sono sempre stata la prima ad affermare che, se c'è l'interesse nel fare qualcosa, il tempo e la voglia si trovano eppure, sperimentando la situazione in prima persona, posso affermare con altrettanta sicurezza che è difficile abbandonare l'ovattata confort zone creata da attività poco impegnative. Come, ad esempio, guardare la TV: l'apprendimento passivo, il cicaleccio di sottofondo conciliante il sonno che avanza sono vantaggi da non sottovalutare. 
I romanzi di Anna Premoli rappresentano questo, per me: una confort zone a cui tornare, fatta di personaggi e situazioni scarsamente cervellotici, di dialoghi dal ritmo serrato spesso ironici, a volte arguti, mai noiosi, con il valore aggiunto dell'apprendimento passivo di cui sopra, grazie ai frequenti accenni a vicende politiche, economiche, finanziarie e sociali d'attualità, come lo shale gas, le società di consulenza finanziaria e il rating, la situazione sanitaria degli States nell'era Trump. 
L'onestà intellettuale di Anna Premoli è uno dei motivi, forse il principale, per cui nel tempo, nonostante critiche ed intrecci di dubbia riuscita, ho continuato a leggerla e seguirla; perché economista di giorno, scrittrice di sera, si cimenta per diletto nella scrittura di romanzi rosa - genere d'evasione utilissimo ed evergreen se si è imparato ad apprezzarlo da lettori e a scriverlo coscientemente da autori - non pretendendo di mettere su carta il romanzo del secolo ma solo qualche storia a lieto fine per combattere il grigiore del realtà quotidiana. 
Realtà quotidiana  affatto rosea per la statunitense Jordan,  appariscente e squattrinata bellezza del Sud, trasferitasi nella Grande Mela con in mente un unico proposito: accalappiare un ricco primario pluridivorziato per assicurarsi la stabilità finanziaria necessaria ad accudire la madre gravemente malata. Rory Pittman, aitante ma poco facoltoso specializzando in chirurgia d'urgenza, non corrisponde al fondamentale requisito patrimoniale richiesto dalla cacciatrice di dote, apparentemente simile alla Holly Goliathly di Audrey Hepburn più che a quella letteraria di Truman Capote a cui si allude frequentemente durante la narrazione, tuttavia il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce, fortunatamente per chi ha bisogno del sentimento per vivere, innamorati, scrittori, poeti o persone qualunque che siano.
Dopo il polemico E' solo una storia d'amore, c'era da aspettarsi un cambio di passo, quasi impercettibile eppure importante, avvenuto in Un imprevisto chiamato amore, che sembra riportare la scrittura dell'autrice ai fasti delle origini, confermando il talento di una scrittrice ormai di riferimento nel campo del chick-lit italiano.
Fa bene a essere diffidente verso gli eroi romantici letterari. Non me ne viene in mente uno che sia davvero degno di qualcosa.

giovedì 20 aprile 2017

"Allontanarsi - La saga dei Cazalet Vol. IV" di Elizabeth Jane Howard

Titolo: Allontanarsi
Autrice: Elizabeth Jane Howard
Pagine: 670
Prezzo di copertina: 20 euro
Prezzo ebook:  7,99 euro
Editore: Fazi

Sinossi:
È il 1945 e la guerra è finita. Il momento tanto atteso e sognato dai Cazalet per anni è finalmente arrivato. Eppure l’eccitazione di fronte alla notizia che le armi sono state deposte è ormai sopita, e l’Inghilterra è ancora paralizzata nella morsa della privazione. Mentre l’impero si disgrega, a Home Place i Cazalet si apprestano a trascorrere quello che ha tutto il sapore dell’ultimo Natale insieme: il sapore malinconico del tempo che passa. I bambini sono ormai cresciuti, le ragazze si sono fatte donne, gli adulti cominciano a invecchiare.
La lunga convivenza forzata è finita e la libertà obbliga a prendere delle decisioni: dovrebbe essere un momento felice, ma la guerra ha lasciato una ferita profonda, e ricominciare non è facile. Il futuro è incerto e una patina triste ammanta le giornate. Per ognuno è giunto il momento di prendere la propria strada, e inevitabilmente ciò porterà i membri della famiglia ad allontanarsi l’uno dall’altro.
In questo riassetto difficile, gli amori faticano più di tutti: le coppie che erano state divise dalla guerra stanno lottando per rimettere insieme i pezzi, mentre per quelle che la guerra aveva tenuto insieme forse è ora di ammettere il proprio fallimento. Ma nelle ultime pagine comincia a soffiare un vento nuovo: ce ne accorgeremo nel finale a sorpresa, che riaccenderà la speranza…




Giorno di gaudio: i Cazalet sono nuovamente tra noi. Inutile annoiarvi con la cronistoria della spasmodica attesa, non faccio che parlarne ovunque, con chiunque, da mesi. Adesso il momento è giunto. In questo nuovo, avvincente, capitolo della saga familiare nata dalla penna di Elizabeth Jane Howard non manca nulla: amori e disamori, tradimenti e divorzi, malattia, depressione, morte; la vita dei personaggi, protagonisti, comprimari o secondari che siano, viene descritta con dovizia di particolari, senza, però mai scadere nella prolissità o nel banale. Al contrario, pur essendo integrata dai dati storici e autobiografici con più attenzione rispetto al passato, la vicenda appassiona grazie allo stile narrativo immutato, a cui l'autrice ha abituato i propri lettori sin dal principio.
Non lo so. E' il modo in cui va il mondo, credo. Non vedevamo l'ora che finisse la guerra, perché allora la vita sarebbe stata meravigliosa e tutta nuova e invece non lo è. Volevamo tanto la pace, ma a quanto pare la pace non ha reso felice nessuno.
All'indomani del secondo conflitto mondiale, con i razionamenti ancora in atto, invalidi e vedove di guerra a centinaia, tutti si chiedono come andare avanti, dopo aver realizzato di non poter cancellare quanto successo con uno schiocco di dita. La confusione, elemento principale del terzo volume omonimo, regna sovrana, ma è di un tipo differente: se infatti durante la guerra era riconducibile all'incertezza, al dolore della separazione, negli anni post bellici - l'arco temporale coperto dal romanzo va dall'agosto 1945 al tardo 1947 - l'incertezza e il dolore sono associabili al concretizzarsi del futuro che, improvvisamente divenuto presente, mostra quanto ricostruire, palazzi, carriere, rapporti di ogni tipo, possa essere più faticoso, a volte addirittura impossibile, rispetto alla bieca, indifferenziata, totale distruzione; la Storia farà il proprio corso, il tempo sanerà tutte le ferite, o quasi, dimostrando che dalle macerie si può rinascere.
A volte sapere di essere sfuggiti ad un certo destino te lo fa temere ancora di più.
Da porre in evidenza la significativa evoluzione di alcuni personaggi - Zoe, Archie, imprevedibilmente Clary - apprezzabilissima in un contesto di cui non ho condiviso alcune svolte, rendendo Allontanarsi il capitolo amato meno, finora, nonostante il livello si mantenga abbastanza alto.
Sarà dura, comunque, aspettare l'autunno per il gran finale letterario e, forse, il nuovo sbarco sul piccolo schermo ad opera dei produttori di Downton Abbey, di cui auspico caldamente questa serie possa replicare il successo ma, d'altronde, le cose sembrano più belle, quando sono di là da venire.

martedì 11 aprile 2017

"Hyperversum Ultimate" di Cecilia Randall

Titolo: Hyperversum Ultimate
Autrice: Cecilia Randall
Pagine: 480
Prezzo di copertina: 17 euro
Prezzo ebook: 9,90 euro
Editore: Giunti

Sinossi:
Phoenix, Arizona, futuro prossimo. Alex ha deciso: tornerà nel Medioevo per ritrovare Marc, che nel frattempo è diventato primo cavaliere di Luigi IX. Oltre a sfidare l'ira del padre, dovrà accettare il dolore del distacco dalla sua famiglia, ma nulla può farla rinunciare ai sentimenti che prova per Marc. Châtel-Argent, Francia nord-orientale, XIII secolo. Mentre al castello fervono i festeggiamenti per il matrimonio di Michel de Ponthieu, Marc e Alex si riconfermano l'un l'altra il proprio amore, ma Ian impone loro di attendere almeno sei mesi, per conoscersi meglio. Marc, durante i due anni di distacco, è maturato, ma la sua sicurezza sfiora a volte l'arroganza e Alex fatica a rispettare il ruolo della donna medievale. C'è chi però ha una sensibilità più affine alla sua, come il giovane Richard, e Alex ne è attratta più di quanto voglia confessare a se stessa. Alla loro vicenda personale si mescolano presto vicende politiche quando Luigi IX affida a Marc una missione insolita: a Dunkerque è stato ucciso un viaggiatore inglese e occorre investigare per trovare gli assassini...



Le aspettative, in un senso o nell'altro, ci fregano sempre. Le mie, su questo seguito imprevisto scritto per acclamazione dei fan, erano altissime: nonostante la semi omonimia, la trilogia di Hyperversum non mi aveva conquistata a prima lettura, al contrario del suo spin - off, Hyperversum Next
I figli erano riusciti laddove i genitori avevano fallito, tenermi incollata alle pagine tanto da terminare la lettura del romanzo in un pomeriggio, situazione più unica che rara, ormai. Avrebbe voluto chiuderla lì, Cecilia Randall, sebbene il finale aperto lasciasse speranza per un eventuale ritorno nel mondo medieval informatico di Chatel Argent e dintorni.
Sarebbe stato meglio, col senno di poi. 
Hyperversum Ultimate non aggiunge nulla di nuovo a ciò che è stato già scritto e rivelato; battibecchi inutili - veri e propri scontri di civiltà, è il caso di scriverlo - un giallo irrilevante ai fini della trama, l'ennesima conclusione apparente sono gli elementi principali di un fantasy storicamente impeccabile eppure privo di quel guizzo di freschezza, passione e originalità di cui alcuni dei precedenti volumi della saga - mi riferisco in particolare a Il falco e il leone e Next - erano permeati.
Perché la forza della saga di Hyperversum, che negli anni ha appassionato un pubblico notevole di lettori permettendo loro di avvicinarsi ed affezionarsi ad un genere non troppo popolare qui in Italia - il fantasy storico - sta nell'insieme: uno spunto originale a far da collante - giochi di ruolo, tecnologia, ambientazione medievale - per le vicende di personaggi ben caratterizzati, a volte pure troppo, carismatici, che rendono interessante la vicenda per il continuo incontrarsi di tradizione e modernità le quali, mescolate insieme, rendono situazioni impreviste, peculiari proprio dello stile narrativo di Cecilia Randall.
Tutto ciò, purtroppo, in questo nuovo, magari ultimo, capitolo della serie che l'ha resa nota al grande pubblico, non l'ho trovato; solo due ragazzini che pretendono d'esser grandi, a cavallo tra due epoche, e tanta confusione, non storica ma caratteriale, derivante forse dal voler tirare troppo la corda che, inevitabilmente, si è spezzata.