venerdì 29 luglio 2016

Recensione: "Tentativi di botanica degli affetti" di Beatrice Masini

Titolo: Tentativi di botanica degli affetti
Autrice: Beatrice Masini
Pagine: 324
Prezzo di copertina: 13 euro
Prezzo ebook: 6,99 euro
Editore: Bompiani

Sinossi:
Primo Ottocento, primavera. Bianca Pietra, giovane donna di buona educazione e scarsi mezzi, lascia la casa natale sul lago di Garda per approdare nella campagna milanese, ospite di un poeta di chiara fama: don Titta ha l'estro dell'agricoltura sperimentale, che pratica nella sua tenuta, e in più coltiva fiori e piante esotiche nel parco della villa di Brusuglio. E Bianca, abile acquerellista, è chiamata a ritrarre il patrimonio botanico del padrone di casa. Graziosa, ardente, irrequieta, si accinge al compito con slancio, entrando a far parte di una famiglia grande quanto complicata. Disegna, dipinge, esplora i giardini e studia con interesse la miriade di personaggi che popolano la grande dimora: tra di loro c'è Pia, una servetta orfana di acuta intelligenza e garbo innato che gode di singolari privilegi. Curiosa fino all'impudenza, sincera all'eccesso, incline alle fantasticherie, Bianca si convince che le origini di Pia nascondano un segreto e che don Titta con tutta la famiglia si stia dando molta pena perché esso resti tale: quanto basta per darle il desiderio di scoprire la verità avviando un'indagine appassionata. Ciò che Bianca, così acuta nell'osservare e illustrare la natura, si ostina a non comprendere è che questa ricerca del vero vede in gioco i suoi stessi sentimenti: ed è un gioco pericoloso, perché la botanica degli affetti non è una scienza esatta, non conosce regole e può rivelarsi profondamente ingannevole.


Entro in una libreria per un'occhiata - non è la solita promessa di Pulcinella, ci sono riuscita altre volte - e ne esco con un libro che non sapevo di volere; a dire la verità, non ero a conoscenza neppure della sua esistenza, eppure sembra esser dotato di tutti i presupposti per piacermi: una bella edizione dai bordi arrotondati, un titolo intrigante, un'autrice con alle spalle un curriculum multitasking di tutto rispetto e, meno, una sfilza di premi letterari vinti. Anche l'epoca storica, l'Ottocento in quel ramo del lago di Como o giù di lì ed una protagonista inglese mezzosangue che la mente febbrile mi aveva fatta associare a Jane Eyre ancor prima di conoscerla, dato il comune talento per il disegno ed una singolare indipendenza per i tempi.
Una prosa elegante, talvolta sofisticata ed ermetica, accompagna il lettore nei meandri delle dimore del Poeta e in quelli della mente e del cuore di Bianca Pietra e, a lungo, lo stanca; un narratore in terza persona non assolve al meglio il proprio compito, così come la miss artista, chiamata all'incarico retribuito di ritrattista della flora della serra di Don Titta, s'interessa maggiormente alle sorti di una serva privilegiata che alle proprie, pagandone, infine, il salato prezzo. 
La botanica degli affetti non è una scienza esatta ed i tentativi di classificarla rigorosamente non vanno spesso a buon fine. Dal canto mio, poi, priva come sono di pollice verde, le probabilità di successo, come in questo caso è avvenuto, rasentano lo zero.
Non c'è stato giorno della mia vita in cui non abbia atteso al varco questo dolore. [...]E tutto ciò che si sceglie diventa responsabilità morale ancor prima che sociale. Una responsabilità troppo grande, quella affidata all'esordio nella narrativa per adulti di Beatrice Masini, perché carica delle aspettative più alte. E' noto, d'altronde, come la varietà ed i differenti gusti letterari rendano la letteratura una delle frequentissime "scienze" inesatte.

martedì 26 luglio 2016

Recensione: "La lettrice scomparsa" di Fabio Stassi

Titolo: La lettrice scomparsa
Autore: Fabio Stassi
Pagine: 273
Prezzo di copertina: 14 euro
Prezzo ebook: 8,99 euro
Editore: Sellerio

Sinossi:
Nella soffitta di un palazzo di via Merulana, a Roma, è arrivato un nuovo inquilino. Si chiama Vincenzo Corso, detto Vince, per vent’anni è stato prigioniero delle graduatorie della scuola secondaria superiore, insegnamento delle materie letterarie. È nato a Nizza dall’amore di una notte tra una cameriera italiana e uno sconosciuto che nel corso del tempo è rimasto tale, un fantasma a cui mandare ogni tanto una cartolina senza destinatario. Un settembre si ritrova per strada. Nessun incarico di docenza, una relazione sentimentale conclusa da poco, l’amarezza del fallimento che suggerisce una fuga. Ma quando un’anziana ed energica signora gli affitta per due mesi la soffitta di via Merulana, Vince tenta l’ultima scommessa con se stesso: grazie all’esperienza su una rivista femminile, dove risponde alle lettere delle lettrici che cercano rimedi letterari per i loro disagi, aprirà uno studio di biblioterapia. Curerà le persone attraverso la lettura di libri, somministrando Jorge Amado a chi vuole ingrassare, Hemingway a chi non sopporta i propri capelli, Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese a chi ha problemi di vista. Tra gli inquilini del palazzo c’è una signora anziana che vive al piano di sotto con il marito e un cane. Due incontri in tutto, sul pianerottolo, mentre lei trasporta le buste della spesa. La signora Parodi di lì a poco scomparirà nel nulla. E i sospetti saranno tutti sul marito, taciturno e scontroso. Eppure per Vince Corso, qualcosa non torna. Il nuovo romanzo di Fabio Stassi si situa nell’enigmatico crocevia dove i mondi inventati della letteratura invadono lo spazio reale della vita. È qui che i libri, i romanzi, la poesia, finiscono di essere pagine e inchiostro e sembrano diventare tutt’altro: medicamenti, terapie per i malanni dell’esistenza, e persino strumenti di indagine nell’oscurità di un delitto.



Non riesco a compilare elenchi ordinati ed attenermici, vivo in un caos ordinato secondo criteri variabili, faccio molto affidamento sull'improvvisazione, moltissimo sull'ispirazione; pur caratterialmente sospettosa nei confronti del genere umano, non so smettere d'aver fiducia nel destino, nell'universo, nella Provvidenza, Nemesi o Karma che dir si voglia, definitelo voi.
Ci sono tempi e tempi, modi e modi, persone e persone, incontri da fare al momento giusto o in quello sbagliato; siamo agiti o agiamo in un'interdipendenza talmente (il)logica da non accorgercene nemmeno.
Sono nata in Sicilia e ci vivo però non sono ancora arrivata a coglierne l'essenza: i fiori di zagara che profumano l'aria estiva, le granite che deliziano il palato, tramonti suggestivi tra le palme sono, per me, esperienze di ogni giorno, la cosiddetta normalità; normalità rappresentata anche dalle coste blu di romanzi messi in fila l'uno accanto all'altro, a rappresentare l'affetto verso una terra, l'orgoglio d'esserne parte esaltando un autore ed un personaggio, conterranei entrambi, molto amati in casa mia ed in molte altre.
Eppure la casa editrice Sellerio, celebre creazione di chi i libri e la Sicilia li amavano davvero, ho imparato ad apprezzarla soltanto in quest'estate tinta di giallo, con Rocco Schiavone prima - cotta letteraria dell'anno - ed un nuovo investigatore per caso nato dalla penna di un autore sott'occhio da un po'.
Fabio Stassi, classe 1962 ed un curriculum di tutto rispetto nel quale vengono annoverate, tra le altre cose, opere quali Fumisteria, su uno dei capitoli più bui della storia siciliana, e Il libro dei personaggi letterari la cui mole è paragonabile a quella del manuale da studiare per il prossimo esame, l'ho mancato di un giorno a Marina di Libri dove avrebbe presentato proprio questa sua lettrice scomparsa; a saperlo, che mi avrebbe così favorevolmente impressionata, mi sarei organizzata diversamente, magari pure soltanto per ravvisare qualche possibile somiglianza tra autore e attore.
Vince Corso non recita ma viene frequentemente assimilato a Gerard Depardieu - se da giovane o da vecchio non è dato saperlo -, parla e conosce il francese abbastanza bene essendo cresciuto sulla Costa Azzurra, nato a Nizza da un incontro fugace tra una cameriera ed uno sconosciuto. Questo è, per lui, il padre, da cui ha ereditato la bellezza e tre libri di tela blu. figura lontana a cui scrive spesso cartoline imbucandole per tutte le destinazioni di cui la pancia rossa di metallo è capace, nella speranza, presto o tardi, di allacciare un rapporto non pervenuto.
Orfano, squattrinato ma laureato a pieni voti in Lettere nonché abilitato alla docenza nelle scuole di secondo grado, Vince, per sopravvivere all'assenza - unica costante nella sua esistenza - s'improvvisa biblioterapeuta, cercando conforto e provando a darne dai libri, àncora di salvezza sin dall'infanzia. Dovrà, tuttavia, continuare a combattere la bestia nera che gli è compagna: l'assenza, infatti, tornerà a bussare alla porta del monolocale preso in affitto per scommessa, tramite gli occhi, le parole, gli atteggiamenti delle pazienti - tutte donne, ché le donne, secondo Vonnegut ed Emiliano Arcangeli, vogliono delle persone con cui parlare. Un sacco di persone con cui parlare di tutto -  che confidano nel potere curativo della letteratura .
E' però un'altra esponente del gentil sesso , lanciando uno sguardo furtivo e forse disperato, a tormentare il nuovo vicino con la propria assenza, a cui Vince sente d'essere, inspiegabilmente, legato mediante una serie d'indizi seminati qua e là per giungere, infine, ad una svolta conclusiva incredibile.
Ma è come con certi romanzi: se si comincia non si può più smettere, anche se quello che si scopre è spaventoso. Un intreccio spaventosamente ben architettato, coinvolgente e convincente è quello che Fabio Stassi ha concepito per La lettrice scomparsa e tutti gli altri che, sotto il sole cocente oppure al fresco d'alta quota, vorranno trascorrere qualche ora piacevole e turbolenta in compagnia di un vero romanzo impostore e di un protagonista alle prime armi con una professione bizzarra ma affascinante da cui si attendono presto nuovi, inopportuni, consigli.

sabato 23 luglio 2016

Recensione: "La Terra delle Storie - Oltre i Regni" di Chris Colfer

Titolo: La Terra delle Storie - Oltre i regni
Autore: Chris Colfer
Pagine: 479
Serie: La Terra delle Storie #4
Prezzo di copertina: 15 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
Editore: Rizzoli

Sinossi:
Con il solo aiuto di Riccioli d'Oro, Jack, Cappuccetto e Mamma Oca, i gemelli Bailey scoprono le trame segrete del nemico: possiede una potente pozione magica che può trasformare ogni libro in un portale, e sta formando un esercito fatto di tutti i peggiori cattivi della letteratura. Inizia così una corsa all'ultimo respiro che passa per i paesi delle storie classiche, dal regno di Oz all'Isola che non c'è, per rincorrere l'Uomo Mascherato e fermare i suoi piani distruttivi.



E'interessante notare l'imprevedibilità del tempo e della vita, come possa accadere di tutto oppure ogni cosa rimanere cristallizzata esattamente così. E' il caso mio e di questo libro, quarto capitolo dell' unica saga per ragazzi, forse, che continuo a leggere con piacere. Puntualmente in estate un nuovo volume arriva in libreria e, nel frattempo, può succedere ogni sorta di eventualità. 
In un'estate trascorsa per metà - mi informano, ché io non l'ho percepita affatto - straordinariamente torrida ma usualmente sonnacchiosa, la voglia di far tutto men che dormire, appunto, latita e allora si provvede differentemente, con amici e parenti che organizzano mille attività attentando al poco tempo libero, nuovi e vecchi hobby che sgomitano per farsi spazio in un angolino. 
La lettura li riunisce un po' tutti e mi ha portata di nuovo dai fratelli Bailey i quali, con mio sommo stupore, non si erano mossi affatto. La clessidra, infatti, ricomincia a scorrere esattamente da dove era stata interrotta: gli attimi concitati e le conseguenze dell'importante segreto rivelato da L'avvertimento dei Grimm si dispiegano in tutta la loro gravità: la Terra delle Storie e l'Altromondo sono nuovamente minacciati da un pericolo incombente e maggiormente subdolo perché figlio di entrambe le dimensioni.
 Alex e Conner, coadiuvati dalla solita compagnia segnata da incredibili sventure, dovranno fare i conti con le proprie certezze, mettendole in discussione per cercare una soluzione; dunque questo li porterà a conoscere nuovi amici in luoghi lontani creati da grandi scrittori - L'Isola che Non C'è, Oz, il Paese delle Meraviglie -  in un intreccio vagamente simile a quello della serie TV Once Upon A Time, eppure molto meno accattivante dei precedenti.
Ancora una volta, più interrogativi che risposte, per una serie ben scritta, finora, che, forse, comincia a dar segni di debolezza a causa di un'eccessiva lunghezza ma resta, al momento, una garanzia per la narrativa fantastica per ragazzi e gli amanti delle fiabe, bambini dentro checché ne dica l'anagrafe.
E' meglio essere l'eroe della propria storia che il cattivo della storia di qualcun altro.

martedì 19 luglio 2016

Recensione Doppia: "Non è stagione" e "Era di Maggio" di Antonio Manzini

Oggi nuovamente ospite sul blog Rocco Schiavone con ben due indagini collegate fra loro: Non è stagione e Era di Maggio.

Titolo: Non è stagione
Autore: Antonio Manzini
Pagine: 317
Prezzo di copertina: 14 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
Editore: Sellerio

Sinossi:
C'è un'azione parallela, in questa inchiesta del vicequestore Rocco Schiavone, che affianca la storia principale. È perché il passato dell'ispido poliziotto è segnato da una zona oscura e si ripresenta a ogni richiamo. Come un debito non riscattato. Come una ferita condannata a riaprirsi. E anche quando un'indagine che lo accora gli fa sentire il palpito di una vita salvata, da quel fondo mai scandagliato c'è uno spettro che spunta a ricordargli che a Rocco Schiavone la vita non può sorridere. I Berguet, ricca famiglia di industriali valdostani, hanno un segreto, Rocco Schiavone lo intuisce per caso. Gli sembra di avvertire nei precordi un grido disperato. È scomparsa Chiara Berguet, figlia di famiglia, studentessa molto popolare tra i coetanei. Inizia così per il vicequestore una partita giocata su più tavoli: scoprire cosa si cela dietro la facciata irreprensibile di un ambiente privilegiato, sfidare il tempo in una corsa per la vita, illuminare l'area grigia dove il racket e gli affari si incontrano. Intanto cade la neve ad Aosta, ed è maggio: un fuori stagione che nutre il malumore di Rocco. E come venuta da quell'umor nero, un'ombra lo insegue per colpirlo dove è più doloroso.

Titolo: Era di maggio
Autore: Antonio Manzini
Pagine: 381
Prezzo di copertina: 14 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
Editore: Sellerio

Sinossi:
"Mettilo agli atti, Italo. In una notte di maggio, alle ore una e dieci, al vicequestore Rocco Schiavone piomba addosso una rottura di decimo grado!". Gli agenti del commissariato di Aosta, che stanno imparando a convivere con la scorza spinosa che ricopre il suo cuore ferito, scherzano con la classifica delle rotture del loro capo, in cima alla quale c'è sempre il caso su cui sta indagando. Ma Rocco è prostrato per davvero. Una donna è morta al posto suo, la fidanzata di un amico di Roma, "seccata" da qualcuno che voleva colpire lui. E quando esce dalla depressione si butta sulle tracce di quell'assassino tra Roma ed Aosta, scavando dolorosamente nel proprio passato, alla ricerca del motivo della vendetta, un viaggio nel tempo che è come una ferita che si apre su una piaga che non ha ancora smesso di sanguinare. Però le rotture sono solo cominciate: un altro cadavere archiviato all'inizio come infarto. Un altro viaggio che si inoltra stavolta nel presente dorato della città degli insospettabili. In questo quarto romanzo, prosegue la serie dei polizieschi scabri, realistici e immersi nell'amara ironia di Rocco Schiavone. Ma in realtà, attraverso le diverse avventure di un poliziotto politicamente scorretto, si svolge un unico racconto. Il racconto della vita di un uomo che si scontra con la impunita e pervasiva corruzione del privilegio sociale, nel disincanto assoluto dell'Italia d'oggi.


La cara, vecchia, lungimirante saggezza popolare afferma che gli amici si vedono nel momento del bisogno. Per quanto mi riguarda, questo detto vale il doppio, sia per quelli di carta che per quelli in carne e ossa; sono fortunata, dunque. Rocco Schiavone staziona abitualmente sullo scaffale virtuale e di compensato, divenuto un amico fidato nonostante la recente conoscenza; è dotato di quel raro fascino che, sebbene come persona reale non gli permetterebbe, per vari motivi, d'essere annoverato tra le mie frequentazioni abituali, nell'universo Manziniano costellato di piccolo borghi centro-settentrionali italiani - Aosta in primis - me lo rende caro. Perché il vicequestore più indisciplinato, politicamente scorretto e apparentemente casanova della narrativa contemporanea nasconde anche delle invidiabili qualità: è leale - similmente all'adorabile Lupa - insospettabilmente nostalgico ma soprattutto di buon cuore nonché ottimo osservatore.
Ogni talento però, si sa, può produrre frutti in un senso o nell'altro e, nel caso specifico, può rendere sottile il confine tra crimine e diritto positivo; così, proprio quando Manzini rilancia costruendo un caso dalla dinamica talmente complessa da necessitare, per giungere a conclusione, di ben due romanzi, con rapimenti, infiltrazioni mafiose, appostamenti a tarda notte in compagnia di colleghi amici, delle solite Clerks e dell'inseparabile loden, Rocco si mostra un personaggio ben strutturato, sfidando chi legge ad indagare i dilemmi irrisolti di una personalità variamente sfaccettata, scavando in un passato che non vuole saperne di rimanere morto e sepolto. 
Risposte, alcune almeno, arriveranno in pari misura a nuovi interrogativi cui cercar soluzione, dando vita a due capitoli speculari perfetti tra i più riusciti da una delle serie gialle più appassionanti degli ultimi tempi.
E' tipico dei vecchi condannare i più giovani. Ma è solo invidia delle cose perdute per sempre.

giovedì 14 luglio 2016

Recensione: "Chi manda le onde" di Fabio Genovesi

Titolo: Chi manda le onde
Autore: Fabio Genovesi
Pagine: 391
Prezzo di copertina: 19 euro
Prezzo ebook: 6,99 euro
Editore: Mondadori

Sinossi:
Ci sono onde che arrivano e travolgono per sempre la superficie calma della vita. Succede a Luna, bimba albina dagli occhi così chiari che per vedere ha bisogno dell'immaginazione, eppure ogni giorno sfida il sole della Versilia cercando le mille cose straordinarie che il mare porta a riva per lei. Succede a suo fratello Luca, che solca le onde con il surf rubando il cuore alle ragazze del paese. Succede a Serena, la loro mamma stupenda ma vestita come un soldato, che li ha cresciuti da sola perché la vita le ha insegnato che non è fatta per l'amore. E quando questo tsunami del destino li manda alla deriva, intorno a loro si raccolgono altri naufraghi, strambi e spersi e insieme pieni di vita: ecco Sandro, che ha quarant'anni ma vive ancora con i suoi, e insieme a Marino e Rambo vive di espedienti improvvisandosi supplente al liceo, cercando tesori in spiaggia col metal detector, raccogliendo funghi e pinoli da vendere ai ristoranti del centro. E poi c'è Zot, bimbo misterioso arrivato da Chernobyl con la sua fisarmonica stonata, che parla come un anziano e passa il tempo con Ferro, astioso bagnino in pensione sempre di guardia per respingere l'attacco dei miliardari russi che vogliono comprarsi la Versilia. Luna, Luca, Serena, Sandro, Ferro e Zot, da un lato il mare a perdita d'occhio, dall'altro li profilo aguzzo e boscoso delle Alpi Apuane.



Un pulmino che costeggia la spiaggia con sopra un canotto. Molto on the road, vacanziero, mi era apparso di primo acchito il vincitore del Premio Strega Giovani dello scorso anno. Complice il suggerimento di Lea - tra lettrici quasi perfette e inquiete poteva non esserci affinità di gusti? - ed una challenge Instagram richiedente come obiettivo un romanzo estivo, sono partita per la Versilia per andare a conoscere Luca, Luna, Zot, Serena, Sandro, Ferruccio e compagnia bella. Sono proprio una bella compagnia, loro, si completano a vicenda con le imperfezioni, i dubbi, le frustrazioni, le paure. Il clima giocoso che si regge su un' ironia tagliente, in alcune situazioni perfino disturbante, viene spezzato; si passa ad evidenziare una visione realistica della vita, dove l'amarezza per le esperienze non vissute si alterna a quelle che invece, purtroppo, hanno segnato in maniera profonda e definitiva, per dare spazio a situazioni grottesche ma non surreali e a speranze mai sopite. A far da scenario, filo conduttore e protagonista, il mare che sa essere crudele e generoso, imprevedibile; in un secondo può mutare d'umore, far felice una bambina bianca come la sua spuma con regali improvvisati, pretendendo in cambio qualcosa o qualcuno che vale molto di più.
Può essere compagno fedele, il mare, di serate di svago abituale, dove una madre ed una figlia mangiando pizza fredda, si abbracciano per non dimenticare di volersi bene oppure complice spietato nell'occultamento di cose e persone care.
Non si sa chi sia, chi manda le onde, se un Dio sbeffeggiato ingiustamente nel credo di un uomo che deve imparare a fare i conti con sé stesso o una presenza sovrannaturale buona e amorevole che sarà compagna a lungo. Non è molto importante, però: non è troppo tardi per cercare di comprendere cosa si vuole dall'esistenza e provare a viverla, magari inviando una cartolina ad un bambino sconosciuto oppure afferrando la Vespa e cominciando un viaggio verso lidi ignoti, senza meta, accettando quel che viene e quel che va. A cosa serve conoscere il destino e le cose che ti vengono incontro se poi quelle brutte non le puoi scansare e quelle belle, anche se le abbracci forte, scivolano via nel vortice del passato? [...] Come tutto quello che passa e se ne va e dove va a finire non lo so. Siamo tutti normali finché non ci conosci abbastanza.

sabato 9 luglio 2016

3, il numero perfetto, ma per chi? Blogversary 2016

Tra le mille ricorrenze del periodo, il calendario segna in rosso 9 Luglio 2016 e mi sovviene la sensazione che sia un giorno da ricordare. 
Non è domenica, né festa nazionale, né il mio compleanno. Cos'è? Chiaro, l'anniversario del blog. 
Cosa si fa? Nulla. Non ci saranno Giveaway (al riguardo, QUI, ché è sempre valida) né altre iniziative per vari motivi, in primis per mancanza d'organizzazione mia, e vi chiedo scusa se vi aspettavate qualcosa. A dire il vero avevo inizialmente pensato di limitarmi ad un post Facebook in cui segnalare la ricorrenza, ma non sarebbe stato giusto nei confronti di chi si trova a passare, ergo svelato l'arcano.
Niente discorsi ridondanti o nostalgici, sono già stati fatti e non è il caso di ripeterli. 
Questo angolino virtuale, La Sala dei Lettori Inquieti, un po' mio ed un po' vostro, compie 3 anni e stavo per dimenticarlo. Che blogger degenere, sono. 
Non ci credevo molto, all'inizio, tanto da non ricordare bene gli esordi, affatto il giorno in cui mi sono affacciata alla blogosfera nelle vesti di blogger, eppure eccomi, eccoci qui, dopo tre anni - periodo lunghissimo, per quanto mi riguarda -  a ciarlare di libri.
Dicono che 3 sia il numero perfetto, per cosa, poi, non sono mai in grado di spiegartelo. 
Per quanto riguarda questo blog, non potrebbe esserci nulla di più falso. 
Quest'anno è stato, finora, il più turbolento, tra latitanza incolpevole ma frequente, voglia di scrivere ai minimi storici e vari altri motivi che mi hanno indotta a pensare più volte che staccare la spina sarebbe stata la soluzione migliore, oltre che la più facile.
 L'unica vena creativa persistente è quella che riguarda la grafica e si esaurisce lì; mi dispiace se il continuo cambio vi infastidisce, sto cercando una forma congeniale più stabile: incrociamo le dita. 
Però c'è anche il bicchiere mezzo pieno. 
La bellezza del confronto con persone appassionate davvero, le nuove amicizie, di penna e non , il rinnovamento di quelle meno recenti con una contentezza, da parte mia almeno, sempre uguale alle origini; tutto ciò rappresenta la candela che vale il gioco, le fondamenta e gli obiettivi prefissati nell'aprire una finestra su un mondo ampio, quello del web, vincendo la timidezza, mettendomi in discussione senza mai sentirmi arrivata. In questo, avevo ragione; barcollo ma non mollo, dunque.
E vi ringrazio. 
Ad ognuno di voi che passa da qui, legge, osserva, o lascia due parole, io dico GRAZIE per il tempo speso, la fiducia, le belle parole accompagnate, talvolta, da gesti che danno un senso a tutto ciò.
Siete grandi, Lettori e Lettrici Inquieti e Inquiete. 
E' bellissimo condividere con voi, perciò vi aspetto. E se la perfezione esiste, in questi tre anni trascorsi fianco a fianco, o meglio, tastiera a tastiera, sta nel nostro rapporto, che non cambierei di una virgola.

Un abbraccio -  non troppo stretto ché fa caldo - da colei che Inquieta lo è più di tutti,

Vostra 

Cecilia

giovedì 7 luglio 2016

Recensione: "Canto della Pianura" di Kent Haruf

Titolo: Canto della Pianura
Autore: Kent Haruf
Pagine: 304
Prezzo di copertina: 18 euro
Prezzo ebook: 8,99 euro
Editore: NN editore

Sinossi:
Con "Canto della pianura" si torna a Holt, dove Tom Guthrie insegna storia al liceo e da solo si occupa dei due figli piccoli, mentre la moglie passa le sue giornate al buio, chiusa in una stanza. Intanto Victoria Roubideaux a sedici anni scopre di essere incinta. Quando la madre la caccia di casa, la ragazza chiede aiuto a un'insegnante della scuola, Maggie Jones, e la sua storia si lega a quella dei vecchi fratelli McPheron, che da sempre vivono in solitudine dedicandosi all'allevamento di mucche e giumente. Come in "Benedizione", le vite dei personaggi di Holt si intrecciano le une alle altre in un racconto corale di dignità, di rimpianti e d'amore. In particolare, in questo libro Kent Haruf rivolge la sua parola attenta e misurata al cominciare della vita. E ce la consegna come una gemma, pietra dura sfaccettata e preziosa, ma anche delicato germoglio.




Mia madre diceva che c'è sempre una lezione in ogni cosa che fai, basta avere gli occhi per vederla.
La bellezza è autopoietica: si produce da sé, continuamente, ovunque, basta avere i sensi affinati per percepirla; Holt ne serba in grandi quantità e, toccata dalla sua Benedizione, non ho saputo starne lontana a lungo. Ammaliata da un suggestivo richiamo, vi ho fatto presto ritorno, trovando tuttavia mutato il non luogo spaziale e temporale. Il lirismo della vita che scorre goccia a goccia in attesa del canto del cigno non c'è, - più o ancora, dipende dall'ordine di lettura seguito per questa trilogia atipica,- sostituito dal fermento denso di vita  di personaggi dinamici. L'età media, infatti, s'è abbassata, la cittadina fantasiosamente posta nei pressi di Denver pullula di coppie scoppiate, bambini irrequieti e adolescenti in crisi in un clima di tensione generale, stato emotivo da cui però qualcuno è eccezionalmente escluso. 
I fratelli McPheron, anziani fattori scapoli, vivono semi isolati in un ranch a pochi chilometri dal piccolo centro; Raymond e Harold conducono un'esistenza tranquilla, scandita dai ritmi di natura, raccolto e bestie finché non accettano di accogliere in casa Victoria Roubideaux, diciassettenne cacciata di casa perché incinta. Le ragazze sono diverse. Vogliono cose. Hanno sempre bisogno di cose. Ma sì, alle ragazze interessano cose che tu ed io non possiamo nemmeno immaginare. Hanno in testa idee che tu ed io non riusciamo nemmeno a pensare. E poi, dannazione, c'è anche il bambino. Tu cosa ne sai di bambini? Gentili e generosi, i due dimostrano buon cuore e volontà di mettersi in discussione imparando, nonostante una goffaggine di fondo nei rapporti umani derivata dalla solitudine e da un timidezza innata, inaspettata qualità scaturente incredibile empatia tra loro e chi legge, posizionandoli tra le figure maggiormente degne di nota  della saga americana creata dall'abile penna di Kent Haruf, più accesa nei toni e nello stile, prolissa nella narrazione eppure comunque inconfondibile.
Un canto meno struggente ma significativamente tumultuoso rispetto alle aspettative, pieno di un'insolita vivacità, caratterizzato da un intreccio variamente sfaccettato, apprezzato in misura minore del precedente o successivo, a seconda del sopracitato ordine di lettura, eppure dotato evidentemente di un certo fascino per cui l'idea di ritrovarsi  insieme al Crepuscolo evoca intatta una speciale contentezza.